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Chiudiporta: installazione, regolazione e sostituzione

Chiudiporta aereo, a pavimento o a scomparsa: come funziona, come si sceglie in base alla porta e cosa fare quando sbatte, resta aperto o perde olio.

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Gianluca, titolare di TecnicoGianluca, a braccia conserte con il gilet da lavoro
Gianluca titolare, oltre 15 anni di esperienza

Un chiudiporta richiude la porta da solo e in modo controllato: quando apri, una molla si carica; quando lasci, un circuito d’olio frena il ritorno, così l’anta si accosta senza sbattere. Ne installiamo di nuovi, regoliamo quelli che sbattono o non chiudono e sostituiamo quelli che perdono olio, su portoni condominiali, negozi, uffici e porte tagliafuoco.

Tipi di chiudiporta: aereo, a pavimento, a scomparsa

  • Aereo con braccio snodato: è il modello classico, si monta sull’anta o sul telaio, è robusto e facile da regolare.
  • Aereo a slitta: il braccio scorre in una guida; è più discreto e meno esposto ai vandali, ma serve un corpo progettato per lavorare con la slitta.
  • A pavimento: il meccanismo è incassato sotto la soglia e regge anche ante pesanti o in vetro, come quelle di molti ingressi di negozi.
  • A scomparsa: nascosto nell’anta o nel telaio, per chi non vuole vedere nulla; ha forza limitata e va previsto quando si sceglie la porta.

Le cerniere a molla, che si vedono su molte porte di servizio, richiudono l’anta ma non la frenano: non sono un vero chiudiporta e con le porte pesanti fanno sbattere.

Come scegliere il chiudiporta giusto per la porta

La prima cosa è la forza. La norma UNI EN 1154 classifica i chiudiporta in grandezze legate alla larghezza e al peso dell’anta: più la porta è larga e pesante, più forza serve. Molti modelli si regolano su più grandezze, e per i portoni esposti al vento conviene stare larghi.

Contano poi:

  • il senso di apertura e il lato di montaggio, a spingere o a tirare;
  • la frenata in apertura, che impedisce al vento o a una spinta forte di sbattere l’anta contro il muro;
  • il fermo in apertura, per tenere la porta aperta quando serve, da non usare sulle porte tagliafuoco;
  • il ritardo di chiusura, utile dove passano carrelli o persone che camminano piano;
  • il coordinatore di chiusura per le porte a due ante, che fa chiudere le ante nell’ordine giusto.

I grandi portoni in legno dei palazzi storici, come quelli dei centri di Bologna e Modena, pesano molto: servono chiudiporta di grandezza adeguata, o un modello a pavimento, e cerniere in buono stato.

Sui portoni condominiali il chiudiporta è anche una questione di sicurezza: un portone che resta socchiuso lascia entrare chiunque. Qui serve un colpo finale ben regolato, cioè l’ultimo tratto di chiusura più deciso, che vinca la resistenza dello scrocco e delle guarnizioni e faccia scattare la serratura ogni volta.

Porte tagliafuoco: il chiudiporta fa parte della porta

Le porte tagliafuoco sono fatte per stare chiuse e richiudersi da sole, e il chiudiporta fa parte della porta certificata: si sostituisce con un modello compatibile indicato dal produttore della porta, non con uno qualsiasi. Non vanno tenute aperte con cunei, sedie o fermi meccanici.

Se una porta tagliafuoco deve restare aperta per comodità, esistono fermi elettromagnetici che la rilasciano quando scatta l’allarme: si valutano con il tecnico antincendio dell’edificio. Se la porta tagliafuoco ha anche un maniglione antipanico, vanno regolati insieme; vedi la pagina sulle maniglie e i maniglioni.

Chiudiporta che sbatte, non chiude o resta aperto

  • Sbatte: velocità di chiusura o colpo finale troppo forti, oppure l’olio è uscito e il freno non lavora più.
  • Non chiude fino in fondo: forza insufficiente per quella porta, scrocco o guarnizioni che fanno attrito, oppure correnti d’aria e differenze di pressione, come accade nei locali con cappe aspiranti.
  • Chiude troppo lento: valvole troppo chiuse, oppure olio più denso con il freddo; d’inverno una piccola regolazione è normale.
  • Resta aperto: è inserito il fermo in apertura o il braccio si è sganciato.
  • Perde olio o fa rumore: la tenuta del corpo ha ceduto; un chiudiporta che perde va sostituito, perché non si ricarica.

Se la porta struscia o le cerniere sono cedute, nessun chiudiporta la farà chiudere bene: in quel caso si parte dalla riparazione della porta.

Regolazione del chiudiporta: cosa puoi fare e cosa no

Sul corpo ci sono di solito due o tre viti di regolazione: velocità di chiusura, colpo finale e, nei modelli che ce l’hanno, frenata in apertura. Si girano di poco, un quarto di giro alla volta, provando la porta dopo ogni ritocco. Non svitarle troppo: possono uscire e far perdere l’olio, e a quel punto il chiudiporta va cambiato.

Non smontare mai il corpo, perché dentro c’è una molla carica. Sulle porte tagliafuoco evita regolazioni che impediscano la chiusura completa. I passaggi sono descritti nella guida su come si regola un chiudiporta.

Una volta l’anno controlla che viti e braccio siano ben fissati e lubrifica gli snodi del braccio, non il corpo.

Installazione e sostituzione: come lavoriamo

Prima di montare un chiudiporta controlliamo la porta: chiusura, cerniere, serratura. Poi scegliamo tipo, grandezza e montaggio. Il corpo può stare sull’anta dal lato delle cerniere, dove la porta si tira, oppure sul telaio dal lato opposto, dove si spinge; in alcuni casi si usa un braccio parallelo all’anta, meno sporgente. Si decide in base allo spazio, all’aspetto e a quanto il chiudiporta è esposto a urti e vandali.

Foriamo seguendo la dima del produttore e fissiamo corpo e braccio con viti adatte al materiale: su alluminio e PVC servono inserti filettati o piastre di rinforzo, perché la vite da sola non tiene.

Quando sostituiamo un chiudiporta vecchio cerchiamo un modello che usi gli stessi fori o montiamo una piastra di adattamento, così l’anta non si riempie di buchi. Alla fine regoliamo velocità e colpo finale e proviamo la chiusura con la serratura; se lo scrocco fa attrito, sistemiamo anche l’incontro o la serratura.

Per i portoni condominiali il lavoro lo ordina di solito l’amministratore, perché sono parti comuni. Per tutti gli altri lavori su porte e serrature c’è la pagina del fabbro.

Quanto costa un chiudiporta installato

Il prezzo dipende dal tipo e dalla grandezza del chiudiporta, dal materiale della porta, dagli accessori come fermo, coordinatore o piastra di adattamento, e dal fatto che la porta sia tagliafuoco. Una regolazione costa molto meno di una sostituzione: prima di cambiarlo, vale la pena farlo controllare.

Le condizioni complete sono nella pagina dei prezzi. Per un negozio o un ufficio, dove la porta si apre di continuo per tutto il giorno, conviene un modello robusto con regolazioni separate e frenata in apertura: costa di più all’acquisto, ma dura di più e tiene meglio la regolazione.

Dove interveniamo per chiudiporta

Interveniamo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Piacenza.

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Domande frequenti

Il chiudiporta perde olio: si può riparare?

No: quando l’olio esce, le guarnizioni interne hanno ceduto e il corpo non si ricarica. Va sostituito, possibilmente con un modello che usi gli stessi fori o con una piastra di adattamento.

Perché d’inverno la porta si chiude più lentamente?

Con il freddo l’olio del chiudiporta diventa più denso e la chiusura rallenta, soprattutto sulle porte esterne. Basta una piccola regolazione della velocità; in primavera può servire il ritocco opposto.

Si può montare un chiudiporta su una porta blindata di casa?

Sì, scegliendo una grandezza adatta al peso dell’anta, che è alto, e fissandolo bene. In condominio il lato verso il pianerottolo è visibile: un modello a slitta è più discreto.

Che cos’è il fermo in apertura e quando si può usare?

È un dispositivo che tiene la porta aperta a un certo angolo finché non la richiudi a mano. Va bene su porte di servizio e passaggi, non sulle porte tagliafuoco: lì si usano fermi elettromagnetici collegati all’allarme.

Ogni quanto si regola un chiudiporta?

Non c’è una scadenza fissa: si regola quando la porta comincia a sbattere o a non chiudere. Un controllo all’inizio dell’inverno e uno in primavera aiuta, soprattutto sui portoni esposti.

Fonti

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