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Vaso di espansione dell’autoclave: come controllare la precarica

Se la pompa riparte a ogni bicchiere d’acqua, il vaso ha perso il suo cuscino d’aria. Ecco come si misura la precarica a impianto scarico, come si ripristina e quando il vaso va cambiato.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

Per controllare la precarica del vaso di espansione dell’autoclave spegni la pompa, scarica la pressione dell’acqua aprendo un rubinetto e misura l’aria con un manometro da gomme sulla valvolina del vaso: il valore giusto è poco sotto la pressione a cui la pompa si riaccende, come indica il libretto. Se la precarica è a zero o dalla valvolina esce acqua, il vaso non lavora più e la pompa si consuma a ogni avvio.

È un controllo che si può fare da soli, con attenzione, sui vasi a membrana delle autoclavi di casa. Qui trovi i passi, i valori da cercare e i segnali che dicono quando lasciare il lavoro al tecnico. Se la tua autoclave ha un guasto diverso, per esempio non parte o non dà pressione, parti dalla pagina sull'autoclave che non funziona.

A cosa serve il cuscino d’aria dentro il vaso

Il vaso di espansione dell’autoclave, che molti chiamano serbatoio o polmone, è un recipiente diviso in due da una membrana di gomma. Da una parte c’è l’acqua spinta dalla pompa, dall’altra un cuscino d’aria, o di azoto, messo in pressione in fabbrica: è la precarica.

Quando la pompa lavora, l’acqua entra nel vaso e schiaccia l’aria. Quando la pompa si ferma e apri un rubinetto, l’aria compressa spinge fuori l’acqua accumulata: per un bicchiere, una cassetta del WC o un lavaggio di mani la pompa resta ferma. Riparte solo quando la pressione scende alla soglia di accensione del pressostato, l’interruttore che la comanda.

Se l’aria manca, il vaso si riempie tutto d’acqua e non ha più niente da restituire: ogni prelievo fa crollare la pressione e la pompa riparte subito. Se l’aria è troppa, il vaso accoglie poca acqua e la riserva resta piccola. In tutti e due i casi la pompa fa molti più avvii del necessario, e sono proprio gli avvii a consumare motore, contatti e membrana.

Non è lo stesso vaso della caldaia. Quello del riscaldamento sta dentro l’apparecchio o sul circuito dei termosifoni, lavora con regole sue e lo controlla il manutentore della caldaia: questa guida riguarda solo il vaso dell’autoclave che porta l’acqua ai rubinetti.

I segnali di una precarica persa

Cosa notiCosa può voler direCosa fare
La pompa parte e si ferma a ogni rubinetto aperto, anche per pochi secondiVaso senza aria o con la membrana rottaControlla la precarica come spiegato sotto
La lancetta del manometro sale e scende di scattoIl vaso non smorza più le variazioni di pressioneStesso controllo, poi verifica il pressostato
La doccia arriva a colpi, più forte e più deboleLa pompa pendola, cioè si accende e si spegne a rafficaUsa poca acqua finché non sistemi il vaso
Battendo con le nocche il vaso suona pieno anche in altoIl vaso è pieno d’acqua: l’aria è finitaMisura la precarica
Dalla valvolina esce acqua invece di ariaMembrana bucataNon rigonfiare: vanno cambiati la membrana o il vaso
Ruggine, gocce o rigonfiamenti sul corpo del vasoVaso danneggiatoNon toccarlo e fallo vedere a un tecnico

Se la pompa riparte anche quando in casa nessuno apre l’acqua, il vaso può non c’entrare: è il segno tipico di una perdita o di una valvola di non ritorno che non tiene. In quel caso leggi prima la guida sull'autoclave che si accende e si spegne.

Prima di cominciare: targhetta, valori e attrezzi

Per misurare e correggere la precarica servono tre cose:

  • un manometro per pneumatici, analogico o digitale, che legga in bar: va bene quello per le gomme dell’auto o della bicicletta, purché sia preciso;
  • una pompa, a pedale o da bicicletta, oppure un piccolo compressore con il suo regolatore: serve solo se la precarica è bassa;
  • i dati del tuo impianto, cioè cosa c’è scritto sulla targhetta del vaso e a che pressione parte la pompa.

Sulla targhetta del vaso trovi di solito il volume in litri, la precarica di fabbrica e la pressione massima di esercizio, che non va mai superata. Sul libretto, se ce l’hai, trovi il valore di precarica consigliato rispetto alle tarature del pressostato.

La pressione di accensione la leggi tu, sul manometro dell’impianto: apri un rubinetto e guarda la lancetta scendere. Il valore segnato nell’istante in cui la pompa parte è la pressione di accensione; quello a cui si ferma, dopo che hai richiuso il rubinetto, è la pressione di spegnimento. Annotali entrambi: ti servono ora e ti serviranno la prossima volta.

Controllare la precarica, passo per passo

  1. Togli corrente alla pompa dal suo interruttore o staccando la spina, con le mani asciutte. Se il pavimento del locale è bagnato, fermati e chiedi aiuto.
  2. Isola l’arrivo dell’acqua. Se la pompa è collegata direttamente alla rete, chiudi la valvola prima della pompa: altrimenti la pressione dell’acquedotto continua a riempire il vaso. Se peschi da un pozzo o da una cisterna, basta la pompa spenta.
  3. Scarica la pressione dal lato acqua. Apri il rubinetto più vicino al vaso, o quello più in basso della casa, e lascialo aperto finché l’acqua smette di uscire e il manometro dell’impianto segna zero.
  4. Trova la valvolina della precarica. È simile a quella delle gomme dell’auto, di solito in cima al vaso o sul lato opposto all’attacco dell’acqua, sotto un cappuccio di plastica. Svita il cappuccio.
  5. Misura. Appoggia il manometro con un colpo deciso e leggi il valore. Se dalla valvolina esce qualche goccia d’acqua, fermati: la membrana è rotta e i passi successivi non servono.
  6. Confronta il valore con quello consigliato dal costruttore. Se il libretto non c’è, la regola diffusa è tenere la precarica poco sotto la pressione di accensione della pompa, di qualche decimo di bar.
  7. Correggi a piccoli passi. Se è bassa, aggiungi aria poco alla volta e rimisura ogni volta. Se è alta, premi per un attimo lo spillo centrale della valvolina e rimisura. Non superare mai la pressione massima scritta in targa.
  8. Rimonta e riparti. Riavvita il cappuccio, chiudi il rubinetto aperto prima, riapri la valvola se l’avevi chiusa e ridai corrente. La pompa riempirà il vaso e si fermerà alla pressione di spegnimento.
  9. Verifica il risultato. Apri un rubinetto con un filo d’acqua: ora la pompa dovrebbe restare ferma più a lungo prima di ripartire, e lavorare con avvii più radi.

Scrivi con un pennarello sul vaso la data e il valore impostato: al prossimo controllo saprai subito se l’aria cala, e quanto in fretta.

Acqua dalla valvolina o aria che cala di nuovo: la membrana

Due risultati del controllo dicono che il problema non è solo l’aria:

  • dalla valvolina esce acqua: la membrana ha un foro o si è staccata, l’acqua è passata dalla parte dell’aria e il vaso è da riparare;
  • la precarica torna a scendere dopo poche settimane: o perde la valvolina, o la membrana lascia passare l’aria verso l’acqua.

Per la valvolina c’è una prova semplice: tolto il cappuccio, metti una goccia di acqua e sapone sull’apertura. Se si formano bollicine, l’aria esce da lì, e spesso basta sostituire l’interno della valvola.

Se il colpevole è la membrana, la strada dipende dal tipo di vaso. I modelli a membrana sostituibile, quelli con una flangia avvitata sull’attacco dell’acqua, si riparano cambiando la sacca interna: è un lavoro da tecnico, perché il vaso va svuotato e smontato in sicurezza. I modelli a membrana fissa si sostituiscono interi. In entrambi i casi conviene verificare che il volume del vaso sia adatto alla pompa, perché un vaso troppo piccolo fa comunque molti avvii.

I vecchi serbatoi senza membrana: un caso a parte

Nelle case di campagna con il pozzo, e in qualche vecchio condominio, si trovano ancora grandi serbatoi zincati senza membrana: l’aria sta in alto, a contatto diretto con l’acqua, e non c’è una valvolina da gonfiare. Con il tempo l’aria si scioglie nell’acqua, il serbatoio si riempie e la pompa comincia a pendolare.

Questi serbatoi si gestiscono in un altro modo: con uno svuotamento periodico che fa rientrare l’aria, oppure con un alimentatore d’aria che la reintegra a ogni ciclo. Se l’alimentatore non funziona, o se al contrario dai rubinetti escono sbuffi d’aria, va regolato da un tecnico. Quando il serbatoio è molto vecchio si valuta spesso di sostituirlo con un vaso a membrana o con un regolatore elettronico. Per le case che pescano da pozzo c’è anche la guida su pozzo e autoclave nelle case di campagna.

Quando chiamare il tecnico e cosa chiedergli

Lascia il lavoro a un idraulico quando:

  • dalla valvolina esce acqua, oppure il vaso è arrugginito o gocciola;
  • non riesci a capire a che pressione parte la pompa, o il manometro dell’impianto è rotto;
  • la precarica è giusta ma la pompa continua a pendolare;
  • la pompa riparte con tutti i rubinetti chiusi: c’è probabilmente una perdita, e se non si vede serve una ricerca della perdita con gli strumenti;
  • l’autoclave è condominiale: è un impianto comune e il tecnico lo incarica l’amministratore, come spieghiamo nella guida all'autoclave condominiale guasta.

Al tecnico chiedi a che valore ha impostato la precarica e rispetto a quale pressione di accensione, se la membrana si può cambiare o va sostituito il vaso, e se il volume è adatto alla portata della pompa. Se l’impianto ha molti anni, chiedi anche di mettere a confronto la riparazione con un sistema a inverter, che tiene la pressione più costante. Per le voci di spesa c’è la guida su quanto costa installare o riparare un’autoclave; gli altri lavori che facciamo sono nella pagina del nostro servizio di idraulico.

Ogni quanto ripetere il controllo

Una volta l’anno è una buona abitudine, da anticipare appena la pompa comincia a partire più spesso del solito. Scegli un momento in cui puoi restare senz’acqua per qualche minuto senza problemi.

Già che ci sei, guarda il resto del locale tecnico: il filtro, se peschi da un pozzo, le gocce sotto i raccordi, l’umidità dei muri. D’inverno vaso e pompa soffrono il gelo come i tubi: se il locale non è riscaldato, proteggili come spieghiamo nella pagina sui tubi congelati.

Pagine utili

Domande frequenti

Posso gonfiare il vaso con la pompa della bicicletta?

Sì, se la pompa ha un attacco compatibile con la valvolina. Gonfia a piccoli colpi e controlla spesso con il manometro, perché quello della pompa è a volte poco preciso. Non superare mai la pressione massima indicata sulla targhetta del vaso.

Perché la precarica va misurata con l’impianto scarico?

Perché con l’acqua in pressione dentro il vaso il manometro legge la pressione dell’acqua, non quella del cuscino d’aria. Il valore sembrerebbe giusto anche con un vaso quasi senz’aria. Solo con il lato acqua a zero leggi la precarica vera.

Quanto dura un vaso di espansione?

Non c’è una scadenza fissa: dipende da quanti avvii fa la pompa, dalla qualità dell’acqua, dalla sabbia se peschi da un pozzo e dal locale in cui si trova. Più dell’età contano i segnali: precarica che cala in fretta, acqua dalla valvolina, ruggine sul corpo.

Con un sistema a inverter il vaso serve ancora?

Molti sistemi a inverter hanno comunque un piccolo vaso, che assorbe i prelievi minimi ed evita che la pompa riparta per ogni goccia. Anche quel vaso ha una precarica da controllare, con le stesse cautele: il valore giusto è nel manuale del sistema.

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