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Impianto elettrico di un negozio: requisiti e verifiche, dalla firma del contratto all’apertura

Impresa abilitata, progetto sopra 6 kW o 200 m², dichiarazione di conformità, luci di sicurezza e, con un dipendente, verifiche della terra. Ecco i requisiti in ordine, dalla visita al locale ai controlli negli anni.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

I requisiti dell’impianto elettrico di un negozio sono questi: un impianto realizzato da un’impresa abilitata, con il progetto firmato da un professionista quando si superano 6 kW di potenza o 200 m² di superficie, la dichiarazione di conformità a fine lavori, l’illuminazione di sicurezza sulle vie di uscita e, se nel negozio lavora anche una sola persona oltre a te, le verifiche periodiche dell’impianto di terra. Sopra i 400 m² lordi si aggiungono le regole di prevenzione incendi.

Questa guida mette i requisiti in fila, nell’ordine in cui li incontri: quando visiti il locale, quando fai i lavori, quando apri e negli anni dopo. Cosa rende diverso l’impianto di un’attività da quello di una casa, dai carichi alla continuità di servizio, lo spieghiamo nella pagina sull'impianto elettrico del negozio; per sopralluoghi e lavori c’è il nostro servizio di elettricista.

I requisiti dell’impianto elettrico del negozio in una tabella

RequisitoQuando valeChi se ne occupaCosa resta in mano a te
Lavori affidati a un’impresa abilitatasempre, per installare, trasformare, ampliare o fare manutenzione straordinariatu, quando scegli l’impresacontratto e fattura
Progetto dell’impiantosempre; firmato da un professionista sopra 6 kW, sopra 200 m², oltre 1000 V o con ambienti a rischio specificoprofessionista iscritto all’albo, o responsabile tecnico dell’impresaprogetto o schema
Dichiarazione di conformitàa fine lavoriimpresa installatricedichiarazione con allegati
Consegna della dichiarazione al distributore o al venditoreentro 30 giorni dall’allaccio di una nuova fornitura, o quando aumenti la potenza dopo i lavoritu, come committentecopia consegnata
Illuminazione di sicurezza delle vie di uscitanei luoghi di lavoro, dove le vie e le uscite di emergenza hanno bisogno di luceprogettista e impresa; tu per i controllilampade provate nel tempo
Controlli periodici di impianto e protezioni dai fulmininei luoghi di lavorodatore di lavoro, secondo le norme di buona tecnicaesito messo per iscritto
Invio della dichiarazione per l’impianto di terra e verifiche periodichecon almeno un lavoratoredatore di lavoro, organismo abilitatoricevuta di invio e verbali
Regole di prevenzione incendisopra 400 m² lordi, servizi e depositi compresiprofessionista antincendio e impresapratica di prevenzione incendi

Le regole vengono da tre testi diversi: il DM 37/08 per come si realizza l’impianto, il D.Lgs. 81/08 e il DPR 462/01 per la sicurezza dei lavoratori, le norme di prevenzione incendi per i locali più grandi. Le vediamo una per una.

Prima di firmare: il giro del locale con l’elettricista

Un sopralluogo prima del contratto d’affitto o d’acquisto costa poco e ti evita sorprese. Cosa guardare:

  • la fornitura: potenza del contratto attuale e se è monofase o trifase. Una gelateria o un forno al posto di un negozio di abbigliamento chiedono molto di più;
  • il quadro: spazio libero, salvavita, linee separate per luci, prese, vetrine e frigoriferi, targhette leggibili;
  • le luci di emergenza: se ci sono, se si accendono staccando la corrente, se coprono il percorso fino all’uscita;
  • i segni di un impianto cresciuto a strati: ciabatte fisse dietro il banco, cavi a vista, prese annerite, insegna collegata con una prolunga;
  • i documenti: dichiarazione di conformità o, per gli impianti eseguiti prima del 27 marzo 2008 che ne sono senza, dichiarazione di rispondenza; ultimo verbale di verifica della terra, se c’erano dipendenti.

Chi paga l’adeguamento, se serve, è una questione di contratto tra te e il proprietario: mettilo per iscritto prima di firmare, con l’aiuto del tuo consulente o di un legale.

Lavori, progetto e dichiarazione: le tappe

Se il locale va adattato, l’ordine conta.

  1. Lista dei carichi. Elenca tutti gli apparecchi con la loro potenza: vetrine, banchi frigo, climatizzazione, insegna, cassa, macchina del caffè, forni. Da qui nascono potenza della fornitura, numero di linee e protezioni.
  2. Progetto. Il DM 37/08 lo chiede sempre per installare, trasformare o ampliare l’impianto. Nei locali del commercio e del terziario lo firma un professionista iscritto all’albo se la potenza impegnata supera 6 kW, se la superficie supera 200 m², se l’alimentazione è oltre 1000 V, o se ci sono ambienti a uso medico, a maggior rischio in caso di incendio o con pericolo di esplosione. Negli altri casi lo prepara il responsabile tecnico dell’impresa.
  3. Fornitura. Se servono più potenza o il trifase, la richiesta va al venditore di energia, con i tempi del distributore da mettere in calendario.
  4. Lavori fuori orario, se il negozio è già aperto: stacchi concordati, frigoriferi su una linea provvisoria.
  5. Prove e dichiarazione. A fine lavori l’impresa fa le verifiche previste e rilascia la dichiarazione di conformità, di cui fanno parte la relazione sui materiali e il progetto. Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta.
  6. Consegna. Per una nuova fornitura, entro 30 giorni dall’allaccio consegni al distributore o al venditore una copia della dichiarazione; altrimenti, dopo un avviso, la fornitura può essere sospesa.

L’insegna luminosa merita un’attenzione a parte: se usa lampade fluorescenti a catodo freddo, il progetto di un professionista serve sopra 1200 VA di potenza degli alimentatori. Per la posizione e l’aspetto dell’insegna valgono poi le regole del Comune.

Luce di emergenza e uscite: cosa si controlla

Nei luoghi di lavoro le vie e le uscite di emergenza che hanno bisogno di luce devono avere un’illuminazione di sicurezza, che si accende da sola se l’impianto elettrico si guasta. Lo chiede il D.Lgs. 81/08 tra i requisiti dei luoghi di lavoro. In un piccolo negozio si usano di solito lampade autonome, con batteria incorporata, sopra le uscite e lungo il percorso.

Le lampade si installano una volta, ma vanno seguite nel tempo:

  • prova periodica, come indica il costruttore, staccando la corrente o con il tasto di prova se c’è;
  • controllo della durata: una lampada che si accende ma si spegne dopo pochi minuti non basta per uscire;
  • sostituzione delle batterie o della lampada quando non reggono più;
  • nessun ostacolo davanti: scaffali e merce non devono coprire le luci né la segnaletica.

Il D.Lgs. 81/08 chiede anche al datore di lavoro di far controllare periodicamente gli impianti elettrici e le protezioni dai fulmini, secondo le norme di buona tecnica, e di mettere per iscritto l’esito, tenendolo a disposizione degli organi di vigilanza. Tieni una cartellina con date, interventi e verbali: alla prima ispezione ti farà risparmiare tempo.

Sopra i 400 metri quadri: la prevenzione incendi entra nel quadro

I locali di esposizione e vendita, all’ingrosso o al dettaglio, con superficie lorda oltre 400 m², servizi e depositi compresi, sono attività soggette ai controlli di prevenzione incendi: è l’attività 69 dell’elenco del DPR 151/2011. Per questi locali la regola tecnica dei Vigili del Fuoco, il DM 27 luglio 2010, chiede all’impianto elettrico alcune cose precise:

  • impianti divisi in modo che un guasto non metta fuori servizio tutto il sistema;
  • apparecchi di manovra in posizioni protette, con indicazioni chiare dei circuiti che comandano;
  • quadri generali in posizione segnalata, protetta dall’incendio e facile da raggiungere, oppure un comando di sgancio a distanza;
  • impianti di sicurezza per illuminazione, allarme, rivelazione, diffusione sonora, controllo dei fumi e ascensori antincendio, con un’alimentazione di sicurezza automatica che per i primi quattro interviene entro mezzo secondo.

In questi casi il progetto antincendio lo segue un professionista abilitato, che coordina le scelte con chi progetta e realizza l’impianto elettrico. Se il tuo locale è vicino alla soglia, chiarisci subito come si calcola la superficie, perché depositi e servizi contano.

Con un dipendente: denuncia e verifiche dell’impianto di terra

Se nel negozio lavora almeno una persona, anche non retribuita, apprendista o in tirocinio, l’impianto di messa a terra rientra nel DPR 462/01. All’apertura il passaggio è uno: entro 30 giorni dalla messa in esercizio dell’impianto invii la dichiarazione di conformità, che vale come omologazione, all’INAIL e all’ASL o all’ARPA, oppure allo sportello unico per le attività produttive del Comune dove è operativo. Poi, ogni cinque anni, o ogni due nei locali a maggior rischio in caso di incendio e in quelli a uso medico, l’impianto va verificato da un organismo abilitato, dall’ASL o dall’ARPA.

Come si sceglie l’organismo, come si svolge la verifica e come prepararsi è spiegato nella guida sulla verifica periodica dell’impianto di terra. Se lavori da solo, senza dipendenti né collaboratori, chiarisci la tua situazione con il consulente per la sicurezza.

Bar, laboratori, studi: le attività con regole in più

Non tutti i negozi sono uguali. Alcune attività hanno esigenze o regole proprie:

  • bar e piccola ristorazione: macchina del caffè, forni, lavastoviglie e climatizzatori possono richiedere il trifase e più linee dedicate; nel dehors servono prese e luci adatte all’esterno, come spieghiamo in prese esterne e gradi IP;
  • alimentari con banchi frigo: le linee dei frigoriferi vanno separate e protette in modo che un guasto altrove non le spenga, magari di notte;
  • studi medici ed estetici con locali a uso medico: la norma CEI 64-8 ha regole specifiche per questi ambienti, il progetto di un professionista è sempre richiesto e la verifica della terra è ogni due anni;
  • laboratori artigiani: macchine con motori, polveri, a volte prodotti infiammabili; se ci sono zone con pericolo di esplosione, il progetto è di un professionista e le verifiche hanno regole proprie. Per i capannoni c’è la guida sui capannoni dei distretti di Carpi e Sassuolo;
  • uffici dentro o accanto al negozio: postazioni, rete e prese si progettano come in un ufficio, come spieghiamo nella pagina sull'impianto elettrico dell’ufficio.

Pagine utili

Domande frequenti

Il proprietario o l’affittuario: chi deve adeguare l’impianto?

Dipende da cosa prevede il contratto e dal tipo di lavori. Il DM 37/08 chiede al proprietario dell’impianto di mantenerne la sicurezza nel tempo, e al datore di lavoro il D.Lgs. 81/08 chiede impianti sicuri per chi ci lavora. Prima di firmare metti per iscritto chi paga cosa, con l’aiuto di un legale o del tuo consulente.

Il negozio è sotto 200 m² e 6 kW: serve comunque il progetto?

Sì. Per installare, trasformare o ampliare l’impianto il progetto serve sempre; sotto le soglie del DM 37/08 non deve firmarlo per forza un professionista, perché può prepararlo il responsabile tecnico dell’impresa installatrice. Ne fa parte almeno lo schema dell’impianto.

Le lampade di emergenza a batteria vanno bene?

Sì, in un piccolo negozio sono la soluzione più comune. Contano la posizione, sopra le uscite e lungo il percorso, e la manutenzione: vanno provate con regolarità e sostituite quando la batteria non regge più il tempo previsto dal costruttore.

Quando apro devo già fare la verifica dell’impianto di terra?

All’apertura, se hai dipendenti, l’adempimento è l’invio della dichiarazione di conformità entro 30 giorni dalla messa in esercizio dell’impianto. Le verifiche periodiche arrivano dopo, con la cadenza di cinque o due anni: segnale subito nel calendario.

Rilevo un negozio già aperto: cosa devo farmi dare?

La dichiarazione di conformità con i suoi allegati, o quella di rispondenza per gli impianti vecchi, l’ultimo verbale di verifica della terra e lo schema del quadro. Se cambi tipo di attività, fai verificare l’impianto prima di aprire: i carichi nuovi possono richiedere linee e potenza diverse.

Fonti

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