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Impianto elettrico per negozi e locali commerciali: requisiti, carichi e verifiche

Un negozio chiede all’impianto elettrico più di una casa: carichi maggiori, luci di sicurezza, verifiche periodiche se hai dipendenti e lavori da fare senza chiudere. Ecco cosa sapere.

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Gianluca, titolare di TecnicoGianluca, a braccia conserte con il gilet da lavoro
Gianluca titolare, oltre 15 anni di esperienza

L’impianto elettrico di un negozio deve reggere più carichi di una casa, restare acceso per tutto l’orario di apertura e rispettare regole in più: il progetto di un professionista sopra certe soglie, l’illuminazione di sicurezza sulle vie di uscita e, se ci lavorano dipendenti, le verifiche periodiche dell’impianto di terra. Vale per negozi, bar, laboratori artigiani e ogni locale commerciale aperto al pubblico. Le regole generali su progetto e fasi dei lavori sono nella pagina sull'impianto elettrico nuovo; qui vediamo cosa cambia per un’attività.

Cosa rende diverso l’impianto di un locale commerciale

In un negozio la corrente lavora tutto il giorno: vetrine illuminate, insegna, banchi frigo, climatizzazione, registratore di cassa e POS, allarme. In un bar o in un forno si aggiungono macchina del caffè, forni e lavastoviglie professionali, che possono richiedere un’alimentazione trifase. Da qui tre esigenze:

  • circuiti separati per funzione: luci, prese, vetrine, frigoriferi, cassa e climatizzazione su linee distinte;
  • selettività: un guasto su una linea deve far scattare solo il suo interruttore, non il generale;
  • continuità di servizio: i circuiti che non possono spegnersi, come frigoriferi e cassa, vanno protetti in modo che un problema altrove non li fermi.

La norma CEI 64-8 chiede di valutare, circuito per circuito, quanta continuità di servizio serve. È una scelta che si fa sulla carta, prima di comprare il quadro, e che evita di trovare la merce del banco frigo a temperatura ambiente dopo un temporale notturno.

Quando il locale commerciale richiede il progetto di un professionista

Il DM 37/08 chiede il progetto di un ingegnere o di un perito iscritto all’albo per i locali del commercio e del terziario quando:

  • la potenza impegnata supera 6 kW;
  • la superficie supera 200 m²;
  • l’alimentazione è oltre 1000 V, cioè in media tensione con una cabina propria;
  • ci sono ambienti a maggior rischio in caso di incendio o con pericolo di esplosione.

Lo stesso vale per le insegne con lampade fluorescenti a catodo freddo, i classici «neon», sopra 1200 VA di potenza degli alimentatori. Sotto queste soglie il progetto lo redige il responsabile tecnico dell’impresa installatrice. Se un locale sia «a maggior rischio in caso di incendio» lo valuta il progettista, considerando per esempio affollamento e materiali presenti: la norma CEI 64-8 dedica a questi ambienti una sezione, integrata nell’ultima edizione.

Luci di sicurezza, vie di uscita e insegne

Nei luoghi di lavoro le vie e le uscite di emergenza che hanno bisogno di luce devono avere un’illuminazione di sicurezza che si accende da sola in caso di guasto all’impianto. Lo prevede il D.Lgs. 81/08, il testo unico sulla sicurezza del lavoro. Le lampade di emergenza hanno batterie che invecchiano: vanno provate con regolarità e sostituite quando non reggono più. Se l’attività è soggetta ai controlli dei Vigili del fuoco, valgono anche le loro prescrizioni.

L’insegna e le luci esterne fanno parte dell’impianto quando sono collegate all’edificio, anche solo funzionalmente: stesse regole e stessa dichiarazione di conformità. Fuori servono componenti adatti a pioggia e sole e una protezione dedicata, così l’acqua entrata nell’insegna non lascia al buio tutto il negozio. Per insegne e vetrine sulla facciata informati anche sulle regole del tuo Comune. Per scegliere apparecchi e lampade guarda la pagina sull'illuminazione.

Verifiche dell’impianto di terra se hai dipendenti

Se nel negozio lavora almeno una persona per te, anche non retribuita o in formazione, l’impianto di messa a terra rientra nel DPR 462/01. Funziona così:

  1. Messa in esercizio. La dichiarazione di conformità dell’installatore vale come omologazione dell’impianto di terra.
  2. Invio entro 30 giorni. Il datore di lavoro la invia all’INAIL e all’ASL o all’ARPA, oppure allo sportello unico per le attività produttive dove è operativo.
  3. Verifica periodica. Ogni cinque anni, o ogni due negli ambienti a maggior rischio in caso di incendio, l’impianto va verificato dall’ASL, dall’ARPA o da un organismo abilitato dal Ministero delle imprese, scelto liberamente.
  4. Comunicazione all’INAIL. Il datore di lavoro comunica all’INAIL, per via telematica, il nome dell’organismo incaricato.
  5. Verbale. Il verbale della verifica va conservato e mostrato agli organi di vigilanza.

Se la verifica dà esito negativo o se modifichi in modo sostanziale l’impianto, serve una verifica straordinaria. L’elettricista non esegue la verifica periodica, ma tiene l’impianto in ordine perché la superi: misure, serraggi, differenziali, documenti. Ne parliamo nella pagina sulla manutenzione dell’impianto elettrico e nell’articolo sulla verifica periodica dell’impianto di terra.

Subentrare in un locale già avviato: i documenti da chiedere

Quando prendi in affitto o rilevi un negozio, l’impianto arriva con la sua storia. Chiedi al proprietario o al gestore precedente:

  • la dichiarazione di conformità, o quella di rispondenza, con progetto o schema;
  • l’ultimo verbale di verifica dell’impianto di terra, se c’erano dipendenti;
  • lo schema del quadro, con le linee indicate.

Se cambi tipo di attività cambiano anche i carichi: una gelateria al posto di una cartoleria ha bisogno di linee e potenza diverse, e conviene una verifica prima dell’apertura. Se i documenti mancano, chiedi una copia all’installatore o al Comune, dove la dichiarazione può essere stata depositata. La dichiarazione di rispondenza è possibile solo per impianti eseguiti prima del 27 marzo 2008. Tutti i casi sono nella pagina sulla certificazione dell’impianto.

Lavori sull’impianto senza chiudere il negozio

Un negozio chiuso costa, quindi i lavori si organizzano attorno agli orari:

  • gli interventi rumorosi o con stacchi di corrente si fanno prima dell’apertura, la sera o nel giorno di chiusura;
  • frigoriferi e cassa restano alimentati da una linea provvisoria;
  • il rifacimento procede per zone, lasciando sempre utilizzabile una parte del locale.

Nei palazzi antichi dei centri storici capita che l’impianto del negozio sia cresciuto a strati, con aggiunte fatte in anni diversi: prima di aggiungere un forno o un climatizzatore conviene una verifica. Per i guasti improvvisi in orario di apertura, come un interruttore che non si riarma o una vetrina al buio, c’è la ricerca guasti elettrici: rispondiamo 24 ore su 24, festivi compresi.

Tempi e costi dell’impianto elettrico di un negozio

Il prezzo dipende da superficie, potenza, numero di linee, insegne, illuminazione di sicurezza e da quanto lavoro va fatto fuori orario. Un locale nuovo si valuta sul progetto, uno esistente dopo un sopralluogo.

Le voci del listino sono riassunte nella pagina prezzi. Ti diciamo il prezzo, o almeno una forbice, prima di iniziare il lavoro, e rilasciamo fattura o ricevuta. Una lista di controllo per chi apre è nell’articolo sui requisiti dell’impianto di un negozio; l’elenco completo degli interventi è nella pagina del servizio di elettricista.

Dove interveniamo per impianto elettrico per negozio

Interveniamo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Piacenza.

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Guide su questo problema

Domande frequenti

Lavoro da solo nel mio negozio: devo fare le verifiche del DPR 462?

Il DPR 462/01 riguarda i luoghi di lavoro dove c’è almeno un lavoratore, anche non retribuito o in formazione. Se sei davvero da solo, chiarisci la tua situazione con il consulente per la sicurezza. Resta comunque l’obbligo del DM 37/08: chi ha l’impianto deve mantenerlo sicuro nel tempo.

Ogni quanto va verificato l’impianto di terra di un negozio?

Ogni cinque anni in generale, ogni due anni se il locale è a maggior rischio in caso di incendio. La verifica la fanno l’ASL, l’ARPA o un organismo abilitato dal Ministero delle imprese, scelto dal datore di lavoro; l’elenco degli organismi è pubblicato sul sito del Ministero.

Per un bar serve per forza il trifase?

Dipende dai carichi: macchina del caffè, forni, lavastoviglie e climatizzatori possono richiederlo. Il progettista somma le potenze e valuta quali apparecchi lavorano insieme, poi si chiede al venditore la fornitura adatta. Vedi anche la pagina sul contatore elettrico.

Le luci di emergenza vanno controllate?

Sì. Le batterie perdono autonomia con il tempo, e una lampada che si accende ma si spegne dopo poco non basta per uscire. Vanno provate periodicamente, come indica il costruttore, e sostituite quando non reggono più.

Chi rilascia la dichiarazione di conformità per l’insegna?

L’impresa che collega l’insegna all’impianto elettrico del negozio. L’insegna è un prodotto con le sue marcature; il collegamento, la linea e le protezioni sono impianto e finiscono nella dichiarazione di conformità. Per le insegne a catodo freddo sopra 1200 VA serve anche il progetto di un professionista.

Fonti

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