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Case ricostruite dopo il sisma del 2012: cosa controllare negli impianti oggi

Dopo il terremoto del 2012 molte case della Bassa sono state riparate, rinforzate o rifatte da capo. A distanza di anni, ecco cosa controllare in acqua, corrente e caldaia, e quali documenti tenere.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

In una casa ricostruita o riparata dopo il sisma del 2012 conviene controllare tre cose: i documenti degli impianti nella pratica di ricostruzione, i punti dove impianti nuovi e tratti vecchi si incontrano e la manutenzione degli apparecchi installati con i lavori, che a distanza di anni comincia a scadere. Va ricordato anche un rischio nuovo: muri e solai rinforzati non si forano a caso, perché dentro possono esserci catene, cordoli o fasce di rinforzo.

Questa guida vale per le case della Bassa modenese e bolognese passate dalla ricostruzione, da Mirandola a Crevalcore, che oggi hanno impianti di epoche diverse sotto lo stesso tetto.

Cosa è successo nel 2012 e perché conta per gli impianti

Il 20 maggio 2012 alle 4:03 e il 29 maggio alle 9:00 due forti scosse, di magnitudo locale 5.9 e 5.8, hanno colpito soprattutto le province di Modena e Ferrara, dentro una sequenza durata settimane. Il rilievo della Protezione Civile racconta danni molto diversi da un paese all’altro:

  • dopo la prima scossa il grado più alto della scala Mercalli, il VII, è stato assegnato a Mirandola e a San Felice sul Panaro, con valori tra il VI e il VII a Finale Emilia, dove sono crollate la torre civica e parte della Rocca Estense;
  • dopo il 29 maggio il danno si è aggravato a ovest: a Cavezzo alcuni edifici in cemento armato hanno avuto il crollo dei piani più bassi, mentre a Crevalcore è cresciuto molto il danneggiamento del centro storico;
  • nelle case la caduta di camini, tegole, cornicioni e intonaci è stata diffusa, e dove il terreno si è liquefatto si sono rotte anche tubazioni di acqua e gas.

Per gli impianti questo significa che, nella stessa via, puoi trovare case con tutto nuovo, case con impianti rifatti solo nelle stanze danneggiate e case dove tubi e cavi vecchi corrono dentro muri riparati.

Riparata, rinforzata o ricostruita: tre case diverse

La ricostruzione privata è stata gestita dal Commissario delegato, cioè il Presidente della Regione Emilia-Romagna, con contributi regolati soprattutto da tre ordinanze del 2012, le cosiddette ordinanze MUDE dal nome della piattaforma usata per le domande:

OrdinanzaPer quali caseCosa trovi oggi negli impianti, di solito
n. 29 del 28 agosto 2012danni lievi, inagibilità temporanea o parziale, riparazione immediataimpianti in gran parte originali, rifatti solo dove c’erano i danni
n. 51 del 5 ottobre 2012danni significativi, esito E0, riparazione con miglioramento sismicoimpianti spostati o rifatti dove si è lavorato sulle strutture
n. 86 del 6 dicembre 2012danni gravi, esiti E1, E2, E3, miglioramento sismico o demolizione e ricostruzionespesso impianti nuovi, a volte una casa interamente nuova

Le sigle E0, E1, E2 ed E3 sono i livelli di danno usati per assegnare i contributi: E0 per i danni significativi, da E1 a E3 per quelli gravi. Se non sai quale strada ha seguito la tua casa, la risposta è nella pratica conservata dal Comune o nei documenti del proprietario precedente. Nella terza colonna c’è quello che si trova più spesso, non una regola: ogni cantiere ha fatto scelte sue.

I documenti da cercare nella pratica di ricostruzione

Ogni impianto rifatto durante i lavori deve avere la sua dichiarazione di conformità, che l’impresa rilascia a fine lavori con lo schema o il progetto e la relazione sui materiali. Il DM 37/08 prevede un caso che dopo il sisma è molto comune: se un impianto è stato rifatto solo in parte, la dichiarazione riguarda la parte nuova, ma deve tenere conto della sicurezza e della funzionalità dell’intero impianto e della compatibilità con quello che c’era.

Nella cartellina della casa dovrebbero esserci:

  1. dichiarazioni di conformità di impianto elettrico, idraulico, gas e riscaldamento, per le parti rifatte;
  2. i disegni strutturali, con la posizione di cordoli, catene, rinforzi e giunti: servono a chiunque debba forare;
  3. il libretto dell’impianto termico, che in Emilia-Romagna è registrato nel catasto regionale CRITER;
  4. le foto delle tracce aperte, se il direttore dei lavori o l’impresa le hanno fatte: dicono dove passano tubi e cavi meglio di qualsiasi schema.

Se per le parti più vecchie, precedenti al 2008, la dichiarazione non c’è, può essere sostituita da una dichiarazione di rispondenza, come spieghiamo in dichiarazione di rispondenza.

Prima di forare: rinforzi e passaggi degli impianti

Il miglioramento sismico ha aggiunto alle case elementi che non si vedono: catene e tiranti d’acciaio tra i muri, cordoli in cemento armato sotto il tetto, intonaci armati con reti, fasce di rinforzo in fibra incollate su muri e solai. Una punta che li colpisce può danneggiare proprio la parte che protegge la casa.

Per questo, prima di aggiungere una presa, un lavandino o un condizionatore:

  • guarda i disegni strutturali e segna le zone da non toccare;
  • usa i passaggi che ci sono già: canaline, cavedi, controsoffitti, tracce esistenti;
  • chiedi al tecnico che ha seguito i lavori, o a uno strutturista, prima di aprire tracce in muri rinforzati;
  • fai attenzione ai giunti: dove la casa è stata divisa in corpi separati, chiedi come li attraversano tubi e cavi, perché un collegamento rigido è un punto debole se le due parti si muovono in modo diverso.

Tieni i disegni a portata di mano anche quando chiami un idraulico o un elettricista per un guasto: guardarli insieme prima di aprire un muro evita danni e lavori inutili.

Acqua e scarichi: dove il nuovo incontra il vecchio

Nelle case riparate le perdite nascono spesso nei raccordi tra tubi nuovi e tratti vecchi rimasti nei muri o sotto i pavimenti, e negli scarichi dove un tubo in plastica nuovo si innesta su una colonna in ghisa o in fibrocemento. Anche piccoli assestamenti possono aver cambiato la pendenza di uno scarico lungo.

I controlli che puoi fare tu:

  1. la prova del contatore: con tutti i rubinetti chiusi, il contatore deve restare fermo; se gira, c’è una perdita da cercare con gli strumenti, senza rompere a caso, come facciamo nella ricerca perdite;
  2. macchie e aloni sotto bagni e cucine, soprattutto vicino ai muri riparati;
  3. scarichi lenti o gorgoglianti in un solo bagno, che possono indicare un tratto con poca pendenza;
  4. taverne e garage interrati: con la falda alta della Bassa servono pompe di sollevamento funzionanti e valvole antiriflusso pulite.

Se gli interventi si sommano, a volte conviene rifare un tratto intero invece di riparare un raccordo alla volta: come si valuta lo spieghiamo nella pagina sul rifacimento dell’impianto idraulico.

Corrente e impianti nuovi: la manutenzione che scade

Un impianto rifatto con la ricostruzione non è un impianto senza manutenzione. A otto o dieci anni dai lavori cominciano a servire controlli che nessuno ricorda:

  • salvavita: va provato periodicamente con il tasto T, come spieghiamo in tasto test del salvavita;
  • impianto di terra: va misurato, soprattutto se nel frattempo sono stati fatti altri lavori;
  • fotovoltaico, pompe di calore, ventilazione meccanica e domotica, dove ci sono: hanno filtri, inverter e centraline con manutenzioni proprie, scritte nei loro libretti;
  • linee vecchie nelle case solo riparate: se il salvavita scatta senza motivo apparente o compaiono crepe nuove vicino a prese e scatole, va controllato subito.

Cosa comprende una verifica con gli strumenti, e ogni quanto farla, è nella pagina sulla manutenzione dell’impianto elettrico. Se il salvavita scatta e non sai perché, parti dalla guida sul salvavita che scatta.

Caldaie, camini e gas dopo il terremoto

La caduta dei camini è stata uno dei danni più diffusi del 2012. Nelle case ricostruite caldaie e canne fumarie sono di solito nuove; in quelle riparate può essere rimasta una canna vecchia, magari ricostruita solo sopra il tetto. Prima di riaccendere un camino o una stufa poco usati, fai controllare la canna fumaria per tutta la sua lunghezza.

Per la caldaia valgono le regole di sempre: manutenzione con la periodicità del libretto, rapporti registrati nel catasto regionale, controllo dei raccordi del gas. Se ti serve un tecnico, c’è la nostra assistenza caldaie.

Se compri o affitti una casa ricostruita

Prima di firmare, chiedi la cartellina degli impianti e la storia della casa: quale ordinanza, quali lavori, chi li ha fatti. Una casa ricostruita con i contributi può avere obblighi legati al contributo: l’ordinanza commissariale n. 6 del 2025 consente la vendita dopo la fine dei lavori, ma chiede che quegli obblighi siano trasferiti all’acquirente già nel preliminare e poi nel rogito. Su questo è il notaio a guidarti.

Per gli impianti, prima del rogito, conviene un sopralluogo tecnico: cosa guardare e quali carte servono per vendere o affittare è nella guida al certificato dell’impianto elettrico per vendita e affitto. Se la casa è una colonica restaurata, leggi anche corti e case coloniche della Bassa.

Pagine utili

Domande frequenti

Come faccio a sapere come è stata ricostruita la mia casa?

La pratica di ricostruzione è conservata dal Comune, che ha gestito le domande di contributo, e dovrebbe essere anche tra i documenti del proprietario. Lì trovi l’ordinanza seguita, il progetto, i disegni strutturali e le dichiarazioni degli impianti consegnate a fine lavori.

Dopo il sisma l’impianto elettrico è stato rifatto solo in parte: è a norma?

La parte rifatta deve avere la sua dichiarazione di conformità, che per il DM 37/08 tiene conto della sicurezza dell’intero impianto. Le parti vecchie rimaste, se sono precedenti al 2008 e senza documenti, possono essere verificate con una dichiarazione di rispondenza. Un controllo con gli strumenti ti dice se ci sono punti da sistemare.

Posso forare un muro rinforzato per una presa nuova?

Prima guarda i disegni strutturali: catene, cordoli, reti e fasce di rinforzo non vanno tagliati. Dove possibile si usano canaline e passaggi esistenti. Nel dubbio chiedi al tecnico che ha seguito i lavori o a uno strutturista.

Le crepe nuove nell’intonaco possono danneggiare tubi e cavi?

Una crepa sottile nell’intonaco spesso è solo estetica. Se però compare insieme a macchie d’umidità, a scatti del salvavita o a una presa che si muove, va controllata, perché sotto può esserci un tubo o un cavo in tensione. Per la parte strutturale serve il parere di un tecnico.

Fonti

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