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Impianto idraulico: quando rifarlo e come si realizza uno nuovo

Acqua rossastra, perdite che tornano, pressione che cala: sono i segnali di un impianto idraulico da rifare. Ecco come si progetta, come si posa e cosa devi ricevere a fine lavori.

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Gianluca, titolare di TecnicoGianluca, a braccia conserte con il gilet da lavoro
Gianluca titolare, oltre 15 anni di esperienza

Un impianto idraulico va rifatto quando i tubi sono arrivati a fine vita: acqua rossastra dopo una notte di fermo, perdite che si ripetono in punti diversi e pressione che cala negli anni sono i segnali più chiari. Che si tratti del rifacimento di un appartamento o di un impianto nuovo, il lavoro segue le stesse regole: progetto, materiali adatti, prova di tenuta e dichiarazione di conformità.

Quando conviene il rifacimento dell’impianto idraulico

Questi sono i segnali che riparare l’impianto a pezzi non conviene più:

  • acqua rossastra o torbida all’apertura dei rubinetti, segno di tubi in ferro zincato corrosi all’interno;
  • perdite ripetute, ogni volta in un punto diverso;
  • pressione e portata che calano anche con filtri e rompigetti puliti, come spieghiamo nella pagina sulla pressione dell’acqua bassa;
  • macchie di umido che tornano sui muri o sul soffitto del vicino di sotto, da verificare con una ricerca perdite;
  • valvole d’arresto bloccate e raccordi che si sbriciolano appena li tocchi;
  • un bagno o una cucina da rifare: è il momento giusto, perché i tubi passano sotto pavimenti e rivestimenti.

In Emilia le situazioni tipiche sono tre. I condomini degli anni '60 e '70 delle prime periferie, come a Reggio Emilia o a Modena, hanno spesso la distribuzione in ferro zincato ormai incrostata. I palazzi dei centri storici, come a Bologna, hanno impianti rifatti a pezzi in epoche diverse, e in quelli più antichi può capitare di trovare ancora tratti in piombo da eliminare. Le case coloniche ristrutturate, infine, spesso ripartono quasi da zero. Quando il ferro zincato va sostituito lo spieghiamo nella guida ai tubi in ferro zincato.

Cosa comprende un impianto idraulico di casa

Quando parliamo di impianto idraulico intendiamo tre reti diverse:

  • l’adduzione, cioè il tubo che va dal contatore all’appartamento, con il rubinetto generale, il filtro e, se serve, il riduttore di pressione;
  • la distribuzione dell’acqua fredda e calda ai singoli punti: lavandini, WC, bidet, doccia, lavatrice, lavastoviglie;
  • gli scarichi, che portano l’acqua usata fino alla colonna o alla fognatura, con le giuste pendenze e la ventilazione.

Nelle case di oggi si usa spesso la distribuzione a collettore: da una cassetta con una fila di valvole partono tubi separati per ogni punto, senza giunzioni sotto il pavimento. Se un rubinetto perde chiudi solo quella linea, e se serve una riparazione sai dove mettere le mani. Il vecchio sistema «a stacchi», con un tubo principale e tante derivazioni, ha più raccordi nascosti e quindi più punti deboli.

Fanno parte dell’impianto anche la produzione di acqua calda, con caldaia o scaldabagno, e accessori come filtri e addolcitori. Gli scarichi del bagno hanno problemi propri, e li trattiamo nella pagina su come rifare lo scarico del bagno.

Materiali: multistrato, rame, polipropilene e PEX

MaterialeCome si giuntaPregiLimiti
Multistrato (plastica e alluminio)Raccordi a pressareLeggero, si piega, non si incrostaRaccordi da posare con attrezzi e misure precise
RameBrasatura o raccordi a pressareDurata, resistenza al caloreCosto del materiale, posa più lunga
Polipropilene (PP-R)Saldatura a caldo, detta polifusioneGiunzioni senza raccordi meccaniciRigido, tubi più ingombranti a parità di passaggio
PEX (polietilene reticolato)Raccordi meccanici o a pressareFlessibile, adatto ai sistemi tubo in tuboVa protetto dalla luce del sole

Per gli scarichi si usano tubi in polipropilene o polietilene, anche in versione fonoassorbente nei condomini, per ridurre il rumore dell’acqua che scende. La scelta dipende dalla casa, dallo spessore disponibile nei muri e nei massetti e dal tipo di acqua: ne parliamo nella guida su multistrato, rame o PEX.

Le fasi del lavoro, dal sopralluogo al collaudo

  1. Sopralluogo e rilievo: dove sono contatore, colonne e scarichi, che pendenze si possono ottenere, cosa c’è nei muri.
  2. Progetto: posizione di punti acqua e scarichi, diametri, collettori e valvole. Per gli impianti idrico-sanitari il DM 37/08 chiede un progetto, che può essere redatto anche dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice e consistere nello schema dell’impianto.
  3. Smantellamento e tracce, concordate con il muratore e con l'elettricista per non incrociare le linee.
  4. Posa di collettori, tubi e scarichi, con fissaggi e pendenze corrette.
  5. Prova di tenuta: l’impianto si mette in pressione e si controlla che la pressione non cali, prima di chiudere tracce e massetti.
  6. Chiusura e montaggio di sanitari, rubinetti e apparecchi.
  7. Lavaggio e verifica di funzionamento di tutti i punti.
  8. Documenti finali: dichiarazione di conformità con la relazione sui materiali e lo schema dell’impianto.

Per un appartamento la parte idraulica richiede di solito alcuni giorni di lavoro, ma va incastrata con demolizioni, massetti e finiture: la durata del cantiere completo dipende soprattutto dalla parte edile.

Le regole: DM 37/08, norme UNI e dichiarazione di conformità

Gli impianti idrici e sanitari sono tra quelli regolati dal DM 22 gennaio 2008, n. 37. In pratica:

  • installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria vanno affidati a un’impresa abilitata;
  • a fine lavori l’impresa rilascia la dichiarazione di conformità, con la relazione sui materiali e il progetto o lo schema;
  • se rifai solo una parte, la dichiarazione riguarda quella parte, ma deve tenere conto della sicurezza e della funzionalità dell’intero impianto;
  • quando si attiva una nuova fornitura d’acqua, il committente consegna copia della dichiarazione al distributore o al venditore entro 30 giorni dall’allacciamento.

Sul piano tecnico il riferimento è la norma UNI 9182, da usare insieme alla serie UNI EN 806 sugli impianti che portano acqua potabile negli edifici. Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta. Cosa contiene e quando serve lo spieghiamo nella guida alla dichiarazione di conformità dell’impianto idraulico.

Rifare tutto o solo una parte?

Non sempre serve rifare tutta la casa. Se rifai il bagno ma lasci a monte metri di tubo zincato incrostato, ruggine e pressione bassa restano. Se invece la distribuzione è già in multistrato e il problema è solo in cucina, si può intervenire lì. Quando il lavoro nasce da una ristrutturazione del bagno, conviene comunque controllare il tratto che arriva dal contatore.

In condominio la colonna montante è un impianto comune: il suo rifacimento va affrontato con l’amministratore. Il tratto che dalla colonna entra nel tuo appartamento si può invece rifare insieme ai lavori di casa.

Se non vuoi rompere i pavimenti, a volte i tubi dell’acqua possono passare in controsoffitti, contropareti o battiscopa tecnici. Per gli scarichi è più difficile, perché hanno bisogno di una pendenza costante verso la colonna.

Costi e detrazioni del rifacimento

Il costo dipende da quanti punti acqua e scarichi ci sono, dai materiali, da quanto si deve rompere e ripristinare e da cosa si trova nei muri. Per un impianto nuovo pesano anche la distanza dal contatore e dalla fognatura.

Per un rifacimento serve sempre un preventivo scritto dopo il sopralluogo; le voci del listino sono nella pagina dei prezzi. Se il lavoro fa parte di un intervento edilizio ammesso, per esempio di manutenzione straordinaria della tua abitazione, le spese possono rientrare nella detrazione per il recupero del patrimonio edilizio, a condizione di pagare con il bonifico apposito. Le condizioni sono nella guida dell’Agenzia delle Entrate: verificale con il tuo commercialista. Gli altri lavori del nostro servizio di idraulico sono nella pagina del servizio.

Dove interveniamo per impianto idraulico

Interveniamo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Piacenza.

Problemi collegati

Guide su questo problema

Domande frequenti

Quanto dura un impianto idraulico?

Non c’è una scadenza fissa: dipende dai materiali, dalla qualità della posa e dall’acqua che ci scorre. Gli impianti in ferro zincato delle case costruite fino agli anni '70 sono tra quelli che oggi danno più problemi. Più dell’età contano i segnali: ruggine, perdite ripetute, pressione in calo.

Si può rifare l’impianto senza rompere i pavimenti?

In parte sì: i tubi dell’acqua possono passare in controsoffitti, contropareti o battiscopa tecnici, e a volte nei vecchi passaggi. Gli scarichi sono il punto critico, perché devono scendere con una pendenza costante. Dopo il sopralluogo ti diciamo cosa si può evitare di demolire.

Serve la dichiarazione di conformità se rifaccio solo il bagno?

Sì, se il lavoro rifà o trasforma una parte dell’impianto: la dichiarazione riguarda la parte rifatta, tenendo conto della sicurezza dell’insieme. Per i piccoli lavori di manutenzione ordinaria, come cambiare una guarnizione, il decreto non chiede né progetto né collaudo.

Il mio impianto è vecchio e non ha la dichiarazione: cosa posso fare?

Per gli impianti realizzati prima del 27 marzo 2008 la dichiarazione mancante si può sostituire con una dichiarazione di rispondenza. La rilascia un professionista iscritto all’albo con almeno cinque anni di esperienza nel settore o, per impianti come quelli idrico-sanitari, il responsabile tecnico di un’impresa abilitata con la stessa esperienza. Se l’impianto viene rifatto, ricevi invece una nuova dichiarazione di conformità.

Chi rifà le colonne montanti dell’acqua in condominio?

Le colonne che portano l’acqua a tutti gli appartamenti sono un impianto comune: il rifacimento lo decide l’assemblea e lo organizza l’amministratore. Per capire dove finisce la parte comune e dove comincia la tua, chiedi all’amministratore e guarda il regolamento di condominio.

Fonti

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