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Dichiarazione di rispondenza (DiRi): per gli impianti senza certificato, passo per passo

La DiRi sostituisce la dichiarazione di conformità persa o mai fatta, ma solo per gli impianti precedenti al 27 marzo 2008. Ecco come capire se fa per te, chi la firma e come si arriva alla firma.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

La dichiarazione di rispondenza, detta DiRi, è il documento che sostituisce la dichiarazione di conformità di un impianto realizzato prima del 27 marzo 2008, quando quella originale non è mai stata fatta o non si trova più. La rilascia, dopo un sopralluogo e degli accertamenti, un tecnico con i requisiti fissati dal DM 37/08, che la firma sotto la propria responsabilità personale. Per gli impianti più recenti questa strada non esiste.

È il documento che serve a chi ha una casa con un impianto vecchio e nessuna carta in mano, e deve vendere, affittare, chiedere più potenza o semplicemente sapere dove si trova. Cos’è la certificazione in generale lo spiega la pagina sulla certificazione dell’impianto elettrico; qui seguiamo la DiRi dall’inizio alla firma.

Tre verifiche sul tuo caso prima di chiederla

Prima di cercare un tecnico, controlla che la DiRi sia davvero la strada giusta.

  1. Quando è stato fatto l’impianto? La data che conta è il 27 marzo 2008, giorno in cui è entrato in vigore il DM 37/08. Per ricostruirla aiutano l’anno di costruzione o dell’ultima ristrutturazione, le pratiche edilizie, le fatture dei lavori, il ricordo dei vicini in condominio.
  2. La dichiarazione originale è davvero persa? Chiedi all’impresa che ha fatto i lavori, se la conosci. Per gli impianti rifatti in edifici già agibili, la dichiarazione poteva essere depositata allo sportello unico per l’edilizia del Comune.
  3. Ci sono parti fatte dopo il 2008? Una cucina rifatta nel 2015, un quadro cambiato nel 2019: per quelle parti serve la dichiarazione di conformità di chi ha lavorato, non la DiRi.
Il tuo casoLa strada
Impianto tutto precedente al 27 marzo 2008, documenti introvabilidichiarazione di rispondenza
Impianto precedente al 2008 con lavori successivi documentatiDiRi per la parte vecchia, più le dichiarazioni dei lavori recenti
Lavori successivi al 2008 senza dichiarazionerecuperare il documento, oppure verificare e regolarizzare con nuovi lavori e una nuova dichiarazione di conformità
Impianto rifatto da poco, con documentinessuna DiRi: hai già la dichiarazione di conformità

Professionista o responsabile tecnico: chi può firmarla da te

Il decreto prevede due figure. La prima è un professionista iscritto all’albo con le competenze tecniche richieste, che abbia esercitato per almeno cinque anni nel settore degli impianti a cui si riferisce la dichiarazione. La seconda, ammessa solo per gli impianti che non richiedono il progetto di un professionista, è chi ricopre da almeno cinque anni il ruolo di responsabile tecnico di un’impresa abilitata nello stesso settore.

Impianto elettricoChi può firmare la DiRi
Appartamento o casa con potenza impegnata fino a 6 kW e superficie fino a 400 m²il professionista oppure il responsabile tecnico con cinque anni nel ruolo
Abitazione con potenza impegnata oltre 6 kW o superficie oltre 400 m²solo il professionista
Parti comuni del condominiosolo il professionista
Negozio, ufficio o laboratorio sotto le soglie del decretoil professionista oppure il responsabile tecnico
Attività in bassa tensione oltre 6 kW o oltre 200 m², o alimentate oltre 1.000 voltsolo il professionista

Attenzione a un dettaglio: per il decreto la potenza impegnata è il valore più alto tra quella del contratto e quella degli eventuali impianti di autoproduzione, come il fotovoltaico. Chiedi sempre a chi ti propone la DiRi chi firmerà e a quale titolo, con il numero di iscrizione all’albo o il riferimento all’impresa.

Cosa preparare prima del sopralluogo

Più materiale trovi, più il sopralluogo è rapido e preciso. Prepara:

  • la planimetria della casa, anche quella catastale, su cui il tecnico possa segnare linee e prese;
  • le dichiarazioni parziali che hai, anche di lavori piccoli, e le fatture di vecchi interventi;
  • una bolletta recente, con il codice POD e la potenza impegnata;
  • le date di costruzione e delle ristrutturazioni, anche approssimative;
  • l’elenco degli apparecchi più potenti: forno, piano cottura, scaldabagno, condizionatori, pompe;
  • l’accesso libero a quadro, contatore, cantina, garage, sottotetto e pozzetti esterni.

In condominio, chiedi all’amministratore cosa c’è in archivio sull’impianto di terra comune e sul montante, il cavo che porta la corrente dal contatore al tuo quadro: sono informazioni che il tecnico userà.

Il sopralluogo: cosa guarda e cosa misura il tecnico

La DiRi non si firma dalla scrivania. Il decreto dice che va resa dopo sopralluogo e accertamenti, e in pratica il lavoro si divide in due parti.

L’esame a vista. Il tecnico guarda il quadro e le protezioni, l’interruttore generale, la presenza e il tipo dei salvavita, lo stato dei cavi dove si vedono, le prese e i punti luce, il bagno, le zone esterne, l’eventuale impianto di terra. Cerca anche le parti in tensione raggiungibili con le dita, come un coperchio mancante nel quadro o una scatola senza chiusura.

Le prove e le misure. Con gli strumenti si controllano la continuità del filo di terra fino alle prese, l’isolamento delle linee, l’intervento dei differenziali e l’efficienza della terra.

Il risultato si confronta con le regole che valgono per quell’impianto. Per le abitazioni con impianti realizzati prima del 13 marzo 1990 il decreto fissa un minimo: sezionamento e protezione contro le sovracorrenti all’inizio dell’impianto, protezione contro i contatti diretti, protezione contro i contatti indiretti oppure un salvavita da non più di 30 mA. Durante il sopralluogo la casa resta di solito alimentata, salvo brevi stacchi linea per linea per alcune prove.

Idoneo, da sistemare, da rifare: i tre esiti possibili

Esito del sopralluogoCosa succedeDocumenti finali
L’impianto risponde alle regoleil tecnico redige e firma la DiRidichiarazione di rispondenza
Ci sono difetti limitati, per esempio un salvavita mancante o una presa danneggiataprima si eseguono i lavori di adeguamento, poi si torna a valutaredichiarazione di conformità dei lavori, poi DiRi
L’impianto è troppo vecchio o compromessosi progetta un rifacimento, totale o parzialedichiarazione di conformità del nuovo impianto, senza bisogno della DiRi

Il secondo caso è il più comune. Nessun tecnico serio può dichiarare rispondente un impianto che non lo è, e i lavori di adeguamento sono lavori veri, che chiudono con la loro dichiarazione di conformità. Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta. Se il sopralluogo porta verso il rifacimento, la guida su quando rifare un impianto elettrico ti aiuta a scegliere tra le strade possibili.

Quello che la DiRi non è

Intorno alla dichiarazione di rispondenza girano parecchi equivoci. Tienine presenti alcuni:

  • non è una sanatoria per lavori fatti dopo il 2008 senza documenti: per quelli la DiRi non è ammessa;
  • non è un documento da compilare a distanza, sulla base di foto o di un modulo: senza sopralluogo e accertamenti non è valida;
  • non rende sicuro un impianto: descrive lo stato che il tecnico ha trovato, e se l’impianto ha difetti questi vanno corretti prima;
  • non sostituisce la manutenzione: la sicurezza nel tempo resta un compito del proprietario;
  • non copre i lavori successivi: ogni modifica fatta dopo la firma ha bisogno della sua dichiarazione di conformità.

Quando te la chiedono e come si usa

La DiRi si usa negli stessi casi in cui servirebbe la dichiarazione di conformità che manca:

  1. Nuova fornitura o aumento di potenza. Entro 30 giorni dall’allaccio di una nuova fornitura va consegnata al distributore o al venditore la copia della dichiarazione di conformità, oppure quella della DiRi. Lo stesso vale quando chiedi un aumento di potenza dopo lavori sull’impianto, o quando l’aumento porta la potenza impegnata a 6 kW o più. Come funziona la richiesta lo spieghiamo in aumentare la potenza del contatore.
  2. Vendita e affitto. Non c’è un obbligo di allegarla al contratto, ma chi compra o affitta la chiede sempre più spesso: ne parliamo nella guida su vendita, affitto e certificato dell’impianto.
  3. Attività con dipendenti. Secondo l’INAIL, la DiRi, insieme alle dichiarazioni degli eventuali lavori di adeguamento, può servire anche per gli adempimenti sulle verifiche dell’impianto di terra nei luoghi di lavoro.

Conserva la DiRi con gli altri documenti della casa, insieme ai verbali delle misure, se il tecnico te li ha consegnati: il giorno in cui farai altri lavori, saranno il punto di partenza.

Tempi e spesa di una dichiarazione di rispondenza

Il costo dipende soprattutto da tre cose: la grandezza e la complessità dell’impianto, quanto materiale hai preparato e quanto è facile raggiungere quadro, linee e pozzetti, e se servono lavori di adeguamento prima della firma. Una casa piccola con un quadro in ordine si verifica in fretta; una villetta con cantina, garage, giardino e linee aggiunte negli anni richiede molto più tempo.

Per sopralluogo, misure e lavori di adeguamento il riferimento è il listino:

Le voci sono nella pagina dei prezzi. Ti diciamo il prezzo, o almeno una forbice, prima di iniziare il lavoro. Per tutti gli altri interventi c’è il nostro servizio di elettricista.

Pagine utili

Domande frequenti

La dichiarazione di rispondenza scade?

Il decreto non le dà una scadenza. Descrive però l’impianto com’era il giorno del sopralluogo: se poi l’impianto viene modificato, le parti nuove hanno bisogno della loro dichiarazione di conformità, e la manutenzione resta un compito del proprietario.

Posso avere la DiRi per una casa ristrutturata nel 2012?

Non per le parti rifatte nel 2012: per quelle doveva essere rilasciata una dichiarazione di conformità. Se non la trovi, chiedila all’impresa o cercala allo sportello unico del Comune; in alternativa si verifica l’impianto, si sistemano i difetti e si rilascia la dichiarazione dei lavori eseguiti. La DiRi può riguardare solo le parti precedenti al 27 marzo 2008.

Serve la DiRi per vendere casa?

Non c’è un obbligo di legge di allegarla all’atto. Può però essere richiesta dall’acquirente o diventare parte della trattativa, e aiuta a evitare discussioni dopo il rogito. Per le clausole del contratto senti il notaio.

La DiRi esiste anche per l’impianto del gas o dell’acqua?

Sì, il decreto la prevede per tutti gli impianti che regola. Ogni dichiarazione la firma un tecnico con esperienza nel settore a cui si riferisce: chi firma quella dell’impianto elettrico non firma per forza quella del gas.

Il sopralluogo per la DiRi è pericoloso per gli apparecchi di casa?

No, se fatto con criterio. Alcune prove richiedono di staccare per poco una linea alla volta o di far scattare i salvavita: avvisa prima se in casa ci sono apparecchi medici, allarmi, server o congelatori pieni, così si organizzano gli stacchi.

Fonti

  • DM 22 gennaio 2008, n. 37 – Normattiva – articolo 2: definizione di potenza impegnata; articolo 5, comma 2: casi in cui il progetto spetta a un professionista (utenze condominiali, abitazioni oltre 6 kW o 400 m², attività oltre 6 kW, 200 m² o 1.000 volt); articolo 6, comma 3: minimo per le abitazioni con impianti precedenti al 13 marzo 1990; articolo 7, comma 6: dichiarazione di rispondenza per gli impianti eseguiti prima dell’entrata in vigore del decreto, dopo sopralluogo e accertamenti; articolo 8: consegna al distributore o al venditore. Consultato il 25 ottobre 2026.
  • INAIL – Guida tecnica alla prima verifica degli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche e di messa a terra (DPR 462/01), 2012 – punto 5.3: uso della dichiarazione di rispondenza, con le eventuali dichiarazioni dei lavori di adeguamento, per gli adempimenti delle verifiche nei luoghi di lavoro. Consultata il 25 ottobre 2026.

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