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Ricarica dell’auto elettrica a casa: cosa serve all’impianto, dalla presa alla wallbox

Una ricarica dura ore alla corrente più alta che la linea può dare. Ecco come scegliere tra presa e wallbox, fare il conto di potenza e tempi e preparare linea e protezioni, anche nel box del condominio.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

Per ricaricare l’auto elettrica a casa all’impianto servono tre cose: una potenza al contatore che basti anche con il resto della casa acceso, una linea dedicata dal quadro al punto di ricarica e protezioni adatte a un carico che lavora per ore, scelte insieme alla stazione di ricarica. Il resto dipende da quanti chilometri fai, da dove parcheggi e da quanto tempo resta ferma l’auto.

La ricarica è un carico diverso da tutti gli altri di casa: non un picco di pochi minuti, come il bollitore, ma una corrente alta e costante per tutta la notte. È proprio la situazione in cui un contatto allentato o un cavo al limite si scaldano. Le regole generali su progetto, lavori e documenti di un impianto sono nella pagina sull'impianto elettrico nuovo; per sopralluogo e installazione c’è il nostro servizio di elettricista.

Presa o wallbox: due modi di ricaricare in casa

Le strade, in casa, sono due.

  • Il cavo con la scatola di controllo, spesso dato con l’auto, che si collega a una presa. È la soluzione più semplice, ma lavora a correnti basse e per molte ore, e mette sotto sforzo presa e linea.
  • La wallbox, cioè una stazione di ricarica fissata al muro e collegata a una linea dedicata. Permette potenze più alte, si programma e, nei modelli che lo prevedono, regola da sola la potenza in base a quanto stai consumando in casa.

La scelta non dipende dalla marca dell’auto, ma dall’uso. Se fai pochi chilometri al giorno e l’auto resta ferma tutta la notte, una ricarica lenta può bastare. Se fai molta strada, o hai poche ore a disposizione, la wallbox diventa quasi indispensabile.

Potenza e ore di ricarica: il conto

La potenza di ricarica si ottiene moltiplicando la corrente per la tensione: con 230 volt, ogni ampere vale circa 230 watt. Nella tabella, valori di esempio per una ricarica monofase, con un’auto che consuma 16 kWh ogni 100 km e senza contare le perdite, che in pratica allungano un po’ i tempi.

Corrente di ricaricaPotenza circaEnergia in 8 oreChilometri recuperati in 8 ore, circa
8 A1,8 kW14,7 kWh90 km
10 A2,3 kW18,4 kWh115 km
16 A3,7 kW29,4 kWh180 km
32 A7,4 kW58,9 kWh370 km

Il consumo vero della tua auto e la potenza massima che accetta in corrente alternata sono nel libretto: una wallbox più potente di quella che l’auto può ricevere non accorcia i tempi. Molti fanno meno chilometri di quanto pensano, e una ricarica notturna a corrente moderata copre il fabbisogno di una giornata normale.

Il contatore: ricaricare con la casa accesa

Il contatore non distingue tra l’auto e il forno: somma tutto. Secondo ARERA, la maggior parte delle abitazioni ha 3 kW impegnati, e la potenza disponibile prima che il contatore stacchi è almeno il 10% in più. Con un contratto così, una ricarica a 3,7 kW da sola supera già il limite, e anche una a 2,3 kW lascia poco spazio a cena, lavatrice e scaldabagno.

Le soluzioni:

  • ricaricare di notte, quando il resto della casa consuma poco, con l’orario programmato sulla wallbox o sull’auto;
  • una wallbox con gestione dinamica della potenza: un misuratore nel quadro le dice quanto stai consumando, e lei abbassa la corrente quando in casa si accende qualcosa di impegnativo;
  • una corrente fissa più bassa, se la ricarica è lenta ma ti basta;
  • più potenza al contatore, se nemmeno così ci stai.

Come capire quanti kW ti servono davvero lo spieghiamo in quanta potenza ti serve davvero, e i passi per l’aumento, con i costi ARERA, in aumentare la potenza del contatore. Tieni presente due soglie del DM 37/08. Se l’aumento porta la potenza a 6 kW, anche senza lavori, al distributore o al venditore va consegnata la dichiarazione dell’impianto. Oltre i 6 kW, per installare, trasformare o ampliare l’impianto di un’abitazione serve il progetto di un professionista iscritto all’albo. Chi fa cosa tra venditore, distributore ed elettricista è riassunto nella pagina sul contatore elettrico.

Dal quadro al box: la linea e le sue protezioni

Il punto di ricarica va alimentato da una linea sua, che parte dal quadro con un interruttore dedicato. Non si deriva da una presa esistente, né da una linea che alimenta già altri apparecchi.

Sulla linea l’elettricista valuta:

  • sezione del cavo, in base alla corrente di ricarica e alla lunghezza: il box è spesso lontano dal quadro, e su un percorso lungo la sezione cresce anche per limitare la tensione che si perde lungo il cavo (ne parliamo nella guida sulla sezione dei cavi elettrici);
  • interruttore magnetotermico, tarato sulla linea e sulla corrente massima impostata;
  • salvavita adatto: un guasto nell’elettronica di ricarica può produrre dispersioni in corrente continua, che un differenziale comune non sempre riconosce. Alcune wallbox hanno al loro interno un rilevatore di queste correnti, e allora a monte basta un differenziale di tipo A; altre richiedono un tipo B. Lo indica il costruttore della stazione, e la scelta si fa insieme;
  • scaricatore di sovratensioni, da valutare soprattutto se la linea è lunga o la casa è esposta ai fulmini;
  • percorso e posa, con tubi separati per il cavo di potenza e per l’eventuale cavo dati del misuratore.

La norma CEI 64-8 dedica a questi impianti una sezione specifica, la 722, rinnovata con la nona edizione della norma. E per gli impianti nuovi delle abitazioni il capitolo sugli ambienti residenziali consiglia di predisporre fin da subito una canalizzazione dal quadro al posto auto, con spazio per i cavi di potenza e per quelli di comunicazione. Se stai ristrutturando, è il momento giusto per farla anche se l’auto elettrica è ancora un’idea.

Villetta, box in condominio o posto auto all’aperto

Il lavoro cambia molto secondo dove parcheggi.

Dove ricarichiCosa conta
Garage della villettalinea corta o media dal quadro di casa, impianto di terra tuo, percorso semplice da progettare
Box nel garage condominialela linea deve partire dal tuo contatore e attraversa parti comuni: servono accordo con l’amministratore e un percorso autorizzato
Posto auto scopertostazione e presa adatte a pioggia e sole, protezione dagli urti, cavo posato in modo che non si calpesti

Nel box condominiale c’è una regola di buon senso da non tradire mai: la corrente per l’auto non si prende dalla linea delle luci del garage o da una presa comune. Quella linea è del condominio, è dimensionata per altro e la paga tutto il palazzo. Le regole per installare una colonnina nelle parti comuni sono nella guida sulla colonnina di ricarica in condominio. Per le prese e le stazioni all’aperto conta il grado di protezione: lo spieghiamo in prese esterne e gradi IP.

La presa di casa per ricaricare: quando va bene e quando no

Usare la presa del garage con il cavo dell’auto è possibile, ma con qualche cautela, perché una presa che regge bene un trapano per dieci minuti può soffrire una corrente costante per otto ore.

  • Niente prolunghe, avvolgicavo o ciabatte tra la presa e il cavo dell’auto: molti costruttori lo escludono espressamente nel libretto, e sono il primo punto a scaldarsi.
  • Corrente bassa all’inizio. Se il cavo permette di scegliere, parti dal valore più basso e controlla che presa e spina restino fredde.
  • Presa e linea controllate. Una presa vecchia, con i contatti allargati, o su una linea che alimenta anche altro, non è adatta: meglio una presa dedicata, su una linea propria.
  • Segnali d’allarme. Spina calda, plastica ingiallita, odore o un interruttore che scatta a metà ricarica: smetti di usarla e falla controllare.

Se la presa del garage è ormai la tua stazione di ricarica, conviene trasformarla in un punto di ricarica vero: una linea dedicata con le sue protezioni, con presa o wallbox secondo l’uso.

Dal sopralluogo alla prima ricarica: i passi

  1. Raccogli i dati dell’auto: potenza massima di ricarica in corrente alternata e consumo medio.
  2. Guarda la bolletta: la potenza massima prelevata mese per mese dice quanto margine hai.
  3. Sopralluogo: si controllano quadro, montante, terra, percorso fino al posto auto e spazio per le protezioni.
  4. Scelta della soluzione: presa dedicata o wallbox, potenza, gestione dinamica dei carichi, programmazione.
  5. Permessi: in condominio, accordo con l’amministratore prima di posare tubi nelle parti comuni.
  6. Potenza del contratto: se serve l’aumento, la richiesta va al venditore e si coordina con i lavori.
  7. Posa, collegamento e prove: continuità della terra, isolamento, intervento del salvavita, prova di ricarica.
  8. Documenti e impostazioni: per la nuova linea rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta; poi si impostano orari e limiti di corrente.

Se hai o prevedi i pannelli solari, chiedi una stazione che possa dialogare con l’impianto di produzione: cosa cambia nel quadro con il fotovoltaico lo spieghiamo in fotovoltaico in casa: quadro e salvavita.

Pagine utili

Domande frequenti

Posso ricaricare l’auto con una prolunga?

No. La prolunga aggiunge contatti e un cavo spesso troppo sottile, che per ore porta una corrente alta: è la combinazione che fa scaldare spine e prese. Se il cavo dell’auto non arriva alla presa, il problema si risolve spostando il punto di ricarica, non allungando il filo.

Serve per forza una wallbox?

No. Se fai pochi chilometri e l’auto resta ferma la notte, una presa dedicata su una linea adatta può bastare. La wallbox serve quando vuoi più potenza, la programmazione o la gestione automatica dei carichi, che evita il distacco del contatore senza dover pensare a cosa è acceso.

Quanti kW di contratto servono per ricaricare a casa?

Dipende dalla potenza di ricarica e da cosa usi nelle stesse ore. Con una wallbox che si adatta ai consumi di casa si convive anche con contratti bassi, accettando ricariche più lente; con una ricarica a potenza fissa serve un margine vero sopra i consumi serali. Parti dalla potenza massima che leggi in bolletta.

Serve la dichiarazione di conformità per la wallbox?

Sì, quando si realizza una linea nuova o si modifica l’impianto per alimentare la stazione: è un lavoro da impresa abilitata e si chiude con la dichiarazione di conformità della parte realizzata. Conservala insieme al manuale della wallbox.

La wallbox fa scattare il salvavita di casa: perché?

Può esserci una dispersione nella stazione, nel cavo o nell’auto, oppure un differenziale non adatto al tipo di stazione o messo sulla stessa linea di altri apparecchi. Non insistere riarmando: interrompi la ricarica e fai controllare la linea, partendo dal manuale della wallbox.

Fonti

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