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Quando rifare un impianto elettrico: segnali, età e momenti giusti

Non c’è una scadenza fissa: contano sicurezza, stato, consumi e documenti. Una guida per decidere se rifare l’impianto, adeguarlo o ampliarlo, e quando conviene farlo.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

Un impianto elettrico va rifatto quando non è più sicuro o non regge più l’uso che ne fai: mancano il salvavita o la messa a terra, i cavi sono vecchi e rovinati, gli interruttori scattano spesso, oppure vuoi aggiungere carichi importanti come un piano a induzione o una pompa di calore. Non esiste invece una scadenza fissa dopo un certo numero di anni: un impianto di trent’anni ben fatto può essere ancora in ordine, uno di quindici fatto male no.

In questa guida trovi i criteri per decidere: l’età, i segnali che vedi da solo, le strade possibili e i momenti in cui conviene muoversi. Come si organizza il cantiere, con la casa abitata e i documenti finali, è spiegato nella pagina sul rifacimento dell’impianto elettrico; per tutti gli altri interventi c’è il nostro servizio di elettricista.

Non c’è una data di scadenza, ma ci sono tre domande

Per capire se è il momento, guarda l’impianto da tre lati.

  1. È sicuro? Servono le protezioni di base: il salvavita, cioè l’interruttore differenziale con il tasto T, gli interruttori automatici delle linee e la messa a terra collegata alle prese. Se una di queste manca, la domanda non è più se rifare, ma come mettere in sicurezza presto.
  2. È in buono stato? Cavi, prese, scatole e quadro invecchiano: calore, umidità e lavori fatti negli anni lasciano segni. Un impianto può avere tutte le protezioni e avere comunque cavi da cambiare.
  3. Basta per come vivi oggi? Un impianto pensato per luce, frigorifero e televisore non è fatto per induzione, condizionatori, pompa di calore e cinque caricatori per stanza. Qui il rischio non è immediato, ma arrivano le ciabatte ovunque e gli scatti quando accendi due cose insieme.

C’è poi una quarta domanda, più burocratica: hai i documenti? Un impianto senza dichiarazione di conformità non è per forza da rifare, ma quando vendi, affitti o fai altri lavori la mancanza pesa.

Quanti anni ha il tuo impianto: le date che contano

L’età da sola non decide, ma aiuta a sapere cosa aspettarsi. Il DM 37/08, il decreto che regola gli impianti negli edifici, usa due date come spartiacque: il 13 marzo 1990 e il 27 marzo 2008.

Quando è stato fattoCosa si trova spessoDocumenti
Prima del 13 marzo 1990fusibili o pochi interruttori, a volte niente salvavita o niente terra, cavi da verificarespesso nessuno; con le verifiche giuste si può arrivare alla dichiarazione di rispondenza
Dal 1990 al 27 marzo 2008salvavita di solito presente, spesso uno solo; poche prese per stanzaa volte c’è la dichiarazione dell’epoca; se manca, dichiarazione di rispondenza
Dopo il 27 marzo 2008protezioni di base in genere presentidichiarazione di conformità secondo il DM 37/08

Per le abitazioni con impianti realizzati prima del 13 marzo 1990 il decreto fissa un minimo: sezionamento e protezione contro le sovracorrenti all’origine dell’impianto, la protezione contro i contatti diretti e la protezione contro i contatti indiretti, oppure un salvavita da non più di 30 milliampere. È una soglia, non un traguardo: un impianto che la rispetta può avere comunque cavi stanchi o troppo pochi punti.

Nelle case emiliane l’età «vera» è spesso quella della parte più vecchia. Nei centri storici gli impianti sono stati rifatti a pezzi, una stanza alla volta e in decenni diversi; nei condomini delle prime periferie, costruiti tra gli anni '60 e '70, capita di trovare l’impianto originale con qualche aggiunta.

Il giro di controllo che puoi fare da solo

Senza aprire niente e senza toccare fili, un giro della casa basta per farti un’idea. Guarda il quadro solo da fuori, le prese, i fili che spuntano da lampadari e plafoniere, le ciabatte.

Cosa vediUrgenzaCosa significa
nessun interruttore con il tasto T nel quadrosubitomanca il salvavita: nessuno interrompe una dispersione
fusibili a tappo o interruttori in bachelitesubitoprotezioni d’altri tempi, spesso riparate alla buona
prese o spine che scaldano, aloni scuri, odoresubito, con la linea abbassatacollegamenti che scaldano
prese con due soli fori in tutta la casada pianificare prestoprobabilmente le prese non hanno la terra
fili rivestiti in tela o gomma che si sbriciolada pianificare prestoisolamento a fine vita
ciabatte fisse in ogni stanzada pianificaretroppo pochi punti per l’uso di oggi
scatti quando accendi due apparecchi potentida valutarelinee o potenza non adatte
un solo salvavita per tutta la casada valutareogni guasto spegne tutto
quadro senza etichette e senza schemada tenere presenteogni ricerca guasti diventa più lunga

Se trovi una voce della fascia «subito», non aspettare la ristrutturazione: le protezioni mancanti si possono aggiungere anche su un impianto vecchio, come primo passo. Se le voci «da pianificare» sono più di una, è probabile che l’impianto vada ripensato nel suo insieme.

Rifare, adeguare o ampliare: come si sceglie la strada

Davanti a un impianto vecchio le strade sono tre, e possono anche combinarsi:

  • adeguare: aggiungere le protezioni che mancano, come salvavita e terra, e sistemare i punti pericolosi, tenendo i cavi in buono stato;
  • ampliare: aggiungere linee, prese e punti dove servono, partendo da un impianto sano;
  • rifare: nuove linee e nuovo quadro, spesso anche nuove prese e nuovi tubi.
SituazioneStrada di solito sensata
impianto senza salvavita, ma cavi sani alle misureadeguamento subito, rifacimento da valutare con calma
cavi in tela o isolante che si sbriciolarifacimento
impianto sano, ma poche preseampliamento delle linee che servono
impianto recente e piano a induzione in arrivoverifica della linea cucina e della potenza
casa da ristrutturare, con intonaci e pavimenti da rifarerifacimento adesso, a muri aperti
tubi schiacciati o fili murati senza tuborifacimento, con percorsi nuovi dove serve

La scelta si fa dopo il sopralluogo e qualche misura: l’aspetto di una presa non dice in che stato è il cavo dietro. Quanto pesano le diverse strade sul conto lo spiega la guida a quanto costa rifare l’impianto elettrico.

I momenti giusti per mettere mano all’impianto

Anche quando l’impianto non è pericoloso, ci sono momenti in cui rifarlo costa molta meno fatica:

  • prima di entrare in una casa appena comprata: senza mobili e senza abitanti si lavora ovunque nello stesso momento;
  • durante una ristrutturazione: se si rifanno intonaci, pavimenti o il bagno, le tracce si chiudono insieme al resto;
  • quando cambi cucina: forno, induzione, lavastoviglie e frigorifero chiedono linee adatte, e a mobili montati tutto diventa più difficile;
  • quando arrivano nuovi carichi: pompa di calore, condizionatori, fotovoltaico, ricarica dell’auto;
  • dopo un allagamento o un’infiltrazione: le parti bagnate vanno comunque controllate, ed è l’occasione per decidere anche sul resto;
  • prima di affittare: un impianto in ordine evita chiamate a ogni guasto e discussioni su chi deve pagare.

Un consiglio pratico: se stai per fare lavori di muratura, fai vedere l’impianto all’elettricista prima di fissare i lavori con l’impresa, non dopo. Scoprire a pareti finite che i cavi andavano cambiati è il modo più sicuro di rompere due volte.

Casa da comprare o da affittare: impianto e documenti

Quando visiti una casa, il giro di controllo descritto sopra richiede pochi minuti: quadro, prese, cavi visibili. Chiedi anche i documenti: la dichiarazione di conformità dei lavori fatti, oppure la dichiarazione di rispondenza, cioè il documento che sostituisce quella di conformità quando un impianto eseguito prima del 27 marzo 2008 ne è rimasto senza: la rilascia un tecnico con i requisiti del decreto, dopo sopralluogo e accertamenti.

Se i documenti mancano e l’impianto è vecchio, considera adeguamento o rifacimento come una voce dell’acquisto, da stimare prima di firmare. Per gli aspetti del contratto, cioè cosa va dichiarato e allegato, senti il notaio o l’agenzia. Ne parliamo nella guida su vendita, affitto e certificato dell’impianto, mentre la pagina sulla certificazione dell’impianto elettrico spiega come si ottengono i documenti.

Al sopralluogo: le domande da fare e cosa deve dire il preventivo

Un buon sopralluogo non si limita a contare le prese. Fai queste domande:

  1. Che cosa avete misurato? Isolamento delle linee, intervento del salvavita, efficienza della terra: senza misure, il giudizio è a occhio.
  2. Cosa è urgente e cosa può aspettare? Una risposta onesta separa la sicurezza dal comfort.
  3. Quante linee e quanti salvavita prevedete? Più linee protette da più differenziali vogliono dire che un guasto non spegne tutta la casa.
  4. I cavi si possono sfilare dai tubi esistenti? Da qui dipende quante tracce servono.
  5. Il montante regge i carichi futuri? Il montante è il cavo che va dal contatore al quadro: se pensi a nuovi apparecchi potenti, va valutato adesso.
  6. Che livello di dotazione proponete? Per le abitazioni la norma CEI 64-8 prevede livelli diversi di prese, punti luce e funzioni: la guida ai livelli dell’impianto elettrico spiega le differenze.
  7. Chi fa le opere murarie e le finiture? Tracce, chiusure e tinteggiatura vanno scritte nero su bianco.
  8. Quali documenti ricevo alla fine? Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta, insieme allo schema del quadro.

Il preventivo deve riportare le stesse cose: linee e punti, protezioni, quadro, opere murarie incluse o escluse, documenti finali. Solo così due preventivi si confrontano davvero. Ti diciamo il prezzo, o almeno una forbice, prima di iniziare il lavoro; le voci del listino sono nella pagina dei prezzi.

Diffida delle mezze misure vendute come soluzioni definitive: un quadro nuovo davanti a cavi in tela, prese a tre fori senza un filo di terra dietro, ciabatte fisse al posto di linee nuove. Possono essere passaggi provvisori, purché qualcuno ti dica chiaramente che lo sono.

Pagine utili

Domande frequenti

Ogni quanti anni va rifatto un impianto elettrico?

Non c’è un numero di anni fissato. Conta lo stato: protezioni, cavi, collegamenti e adeguatezza ai consumi. Un controllo periodico, soprattutto negli impianti vecchi o dopo lavori e infiltrazioni, dice se si può andare avanti così: ne parliamo in ogni quanto controllare l’impianto elettrico.

L’impianto funziona: perché dovrei rifarlo?

Perché «funziona» vuol dire che la luce si accende, non che ti protegge. Salvavita, interruttori e messa a terra servono il giorno in cui qualcosa va storto: un apparecchio guasto, un cavo forato, una presa bagnata. Se mancano, te ne accorgi proprio in quel momento.

Basta cambiare il quadro elettrico?

A volte il quadro è la parte urgente, perché è lì che si aggiungono salvavita e interruttori moderni. Un quadro nuovo però non ringiovanisce i cavi: se l’isolamento è rovinato o manca la terra, il problema resta a valle. Cosa si può fare e quando lo trovi nella pagina sul quadro elettrico.

Chi può rifare un impianto elettrico?

Un’impresa abilitata secondo il DM 37/08, cioè un’impresa il cui titolare, legale rappresentante o responsabile tecnico ha i requisiti professionali previsti dal decreto. A fine lavori l’impresa rilascia la dichiarazione di conformità, che è anche la prova che il lavoro l’ha fatto chi poteva farlo. Sull’impianto fisso il fai da te non è una strada percorribile.

Rifare l’impianto rientra nelle detrazioni?

Dipende dalle regole in vigore nell’anno dei lavori e dal tipo di intervento. Prima di pagare chiedi al commercialista o al CAF e conserva fatture e documenti. Una panoramica è nella guida sul bonus ristrutturazione per bagno e impianti.

Fonti

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