Guarnizioni idrauliche: quali esistono, dove si trovano e quando si cambiano
In casa ci sono decine di guarnizioni, dal rubinetto al WC. Come riconoscerle, di che materiale sceglierle, come misurarle e quando conviene cambiarle prima che comincino a perdere.
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Le guarnizioni idrauliche di casa hanno quattro forme principali: piatte, nei raccordi a dado di flessibili, bocchettoni e tubi della lavatrice; o-ring, gli anelli tondi di cartucce, canne girevoli e raccordi a innesto; coniche, nei sifoni e negli scarichi dei lavandini; a labbro o a manicotto, negli scarichi del WC e nei tubi in plastica a bicchiere. Si cambiano quando perdono, quando sono indurite, crepate o deformate e, per quelle piatte, ogni volta che si smonta il raccordo: una guarnizione schiacciata non torna più come prima.
A tenere i filetti, invece, non è una guarnizione ma un sigillante: teflon, canapa o un composto apposito. Confonderli è una delle cause più frequenti di perdite dopo un piccolo lavoro. Se il problema che hai adesso è un rubinetto che gocciola, parti dalla pagina sul rubinetto che perde; qui trovi la mappa completa.
Dove sono le guarnizioni in casa: la mappa
| Dove | Che guarnizione c’è | Quando è da cambiare |
|---|---|---|
| Rubinetto a vitone | Una rondella in gomma o fibra in fondo al vitone, un o-ring o un premistoppa sullo stelo | Goccia dalla bocca a rubinetto chiuso, o acqua da sotto la manopola |
| Miscelatore a leva | O-ring sulla cartuccia, sulla canna girevole e alla base | Acqua dalla base della canna o sotto la leva |
| Flessibili | Guarnizione piatta nel dado, o-ring sul codolo | Umido o calcare sul raccordo |
| Rubinetti d’arresto | O-ring o premistoppa sullo stelo | Gocce quando giri la manopola |
| Doccetta | Due guarnizioni piatte alle estremità del tubo, a volte con un filtrino | Spruzzi dal raccordo del tubo |
| Sifone e piletta del lavandino | Guarnizioni coniche sotto le ghiere, guarnizione piatta sotto la piletta | Gocce quando scarichi |
| Piletta della doccia | Guarnizione tra piletta e piatto | Acqua sotto il piatto, macchia al piano di sotto |
| WC | Manicotto o guarnizione tra vaso e scarico, guarnizioni della valvola di scarico e del rubinetto di carico della cassetta | Acqua alla base del vaso, o acqua che scende sempre nella tazza |
| Lavatrice e lavastoviglie | Guarnizione piatta nel dado del tubo di carico | Gocce sul rubinetto a muro |
| Tubi di scarico in plastica | Anello a labbro dentro il bicchiere | Perdite dai giunti, odore di scarico |
Alcune si sostituiscono da soli in pochi minuti, altre richiedono di smontare un sanitario o di lavorare su un tubo nel muro. Le guarnizioni di caldaia, boiler e impianto del gas sono un capitolo a parte: non si toccano da soli, servono il tecnico della caldaia o un installatore abilitato.
Piatte, o-ring, coniche, a labbro: come lavorano
Ogni forma fa tenuta in un modo diverso, e da questo dipende come si monta.
- Guarnizione piatta. È un anello piatto che si schiaccia tra due superfici piane, per esempio tra il dado di un flessibile e il bordo del rubinetto d’arresto. Tiene perché viene compressa: serve un serraggio deciso ma non eccessivo, e una volta schiacciata ha preso la forma di quel raccordo.
- O-ring. È un anello a sezione tonda, alloggiato in una scanalatura. Tiene perché si deforma leggermente contro la parete che gli sta di fronte: non ha bisogno di forza, ma di superfici pulite, lisce e lubrificate con il grasso giusto. Si trova dove le parti scorrono o ruotano, come cartucce e canne girevoli.
- Guarnizione conica. Ha la forma di un piccolo tronco di cono e si infila sul tubo di scarico: la ghiera, avvitandosi, la spinge dentro il raccordo e la stringe intorno al tubo. Se è montata al contrario, con la punta dalla parte sbagliata, non tiene.
- Guarnizione a labbro e manicotto. Hanno uno o più labbri flessibili che si appoggiano al tubo e lo abbracciano. Si trovano nei tubi di scarico in plastica che si innestano uno nell’altro e nel collegamento tra vaso e scarico del WC. Non si stringono: si innestano, spesso con un po’ di lubrificante.
Il rubinetto a vitone ha una guarnizione tutta sua, la rondella fissata in fondo al vitone con un vitino o a pressione. Come si cambia è spiegato nella pagina sul rubinetto che perde.
Gomma, fibra, silicone e PTFE: i materiali giusti
Le guarnizioni si somigliano, ma il materiale cambia il comportamento con l’acqua calda, il calcare e i grassi.
- EPDM. È la gomma più usata per l’acqua di casa, calda e fredda: resiste bene al calore e all’invecchiamento. Teme oli e grassi minerali, come la vaselina, che la fanno gonfiare.
- Gomma nitrilica (NBR). Resiste a oli e grassi ed è comune nei raccordi dove servono queste caratteristiche. Per l’acqua calda di casa di solito si preferisce l’EPDM.
- Silicone. Morbido e resistente alle temperature, ma meno robusto: si usa in guarnizioni che non subiscono sforzi meccanici.
- Fibra compressa. Guarnizioni piatte rigide, usate nei bocchettoni e nei raccordi dell’acqua calda e del riscaldamento. Lavorano bene con il calore, ma una volta schiacciate vanno sempre sostituite.
- PTFE. Il materiale del teflon, rigido e scivoloso, usato in alcune guarnizioni piatte e nei nastri per i filetti.
Per le guarnizioni in gomma dei giunti di tubi e scarichi esiste una norma sui requisiti dei materiali, la UNI EN 681-1. Ma per la casa conta soprattutto una regola: i materiali che toccano l’acqua potabile, anche quando si tratta solo di una riparazione, devono essere idonei, cioè non alterare colore, odore e sapore dell’acqua e non rilasciare sostanze. Lo chiede la legge sulle acque destinate al consumo umano. In pratica, compra guarnizioni per idraulica dichiarate adatte all’acqua potabile, non anelli generici da ferramenta.
Un consiglio che vale per tutti gli o-ring: se devi lubrificarli, usa grasso al silicone per rubinetteria. La vaselina e i grassi di origine minerale rovinano l’EPDM.
Teflon, canapa e sigillanti: la tenuta dei filetti
I raccordi filettati in metallo, per esempio un rubinetto d’arresto avvitato al tubo nel muro o un raccordo del collettore, non hanno una guarnizione: la tenuta la fa il materiale che si mette sul filetto maschio. Le scelte sono quattro.
- Nastro di PTFE, il teflon. Si avvolge nel senso in cui si avviterà il raccordo, partendo dalla punta e tenendolo teso, così non si arrotola quando stringi. Per i nastri esiste una norma europea, la UNI EN 751-3.
- Canapa con pasta sigillante. È il metodo tradizionale: fibre di canapa avvolte sul filetto e coperte di pasta. Permette di tornare indietro di poco per orientare il raccordo senza perdere la tenuta, cosa che con il teflon è più rischiosa.
- Filo sigillante. Un filo già impregnato, avvolto come la canapa, pratico sui filetti piccoli.
- Sigillanti liquidi anaerobici. Induriscono nel filetto quando manca l’aria: tengono molto, ma rendono difficile smontare. Si usano solo su filetti metallici, mai su raccordi in plastica, salvo indicazione del produttore.
Le norme UNI EN 751-1 e 751-2 riguardano i sigillanti per giunti metallici filettati, anaerobici e non indurenti. Sui raccordi del gas, però, non si lavora da soli: lì servono materiali specifici e un tecnico abilitato.
Altrettanto importante sapere dove il sigillante non va: sui dadi con guarnizione piatta, sui codoli con o-ring e sui raccordi a compressione con ogiva, il piccolo anello di metallo che si schiaccia sul tubo. In tutti questi casi la tenuta la fa la guarnizione, e il nastro sul filetto la ostacola.
Come misurare una guarnizione prima di comprarla
Il modo più sicuro è portare in negozio la guarnizione vecchia, o il pezzo intero. Se non puoi, misura così:
- guarnizione piatta: diametro esterno, diametro interno e spessore, con un calibro. Lo spessore conta: una guarnizione più sottile non viene compressa abbastanza, una più spessa impedisce al dado di chiudersi;
- o-ring: diametro interno e spessore della sezione, per esempio 10 per 2 millimetri. Un o-ring si allunga se lo tiri, quindi misuralo appoggiato, senza tenderlo;
- guarnizione conica: il diametro del tubo su cui va, di solito 32 millimetri per lavabi e bidet e 40 per lavelli e docce;
- raccordi filettati: la misura in pollici del filetto, come 3/8, 1/2 o 3/4. Attenzione, il numero in pollici non corrisponde al diametro reale del filetto: confronta il pezzo, non il metro.
Per gli o-ring esistono scatole assortite con le misure più comuni: comode, se sono di un materiale adatto all’acqua potabile. Per cartucce e miscelatori di marca, invece, conviene cercare il ricambio originale o il kit del modello: la guida sulla cartuccia del miscelatore spiega come riconoscerlo.
Quando si cambia: i segnali e i momenti giusti
I segnali che una guarnizione è arrivata:
- perde, anche poco, dal punto in cui lavora;
- è dura, screpolata o si spezza piegandola;
- è rimasta deformata, con un solco o un lato schiacciato;
- è incrostata di calcare, che le impedisce di appoggiarsi in piano;
- lascia residui neri sulle dita o nei filtrini: la gomma si sta sfaldando.
E i momenti in cui conviene cambiarla anche se non perde ancora:
- ogni volta che smonti un raccordo con guarnizione piatta, soprattutto se in fibra;
- quando cambi la cartuccia di un miscelatore, insieme ai suoi o-ring;
- quando pulisci il sifone e trovi le guarnizioni coniche indurite, come spieghiamo in come si pulisce il sifone;
- quando sostituisci un flessibile, che di solito ha la guarnizione già montata: la guida sui flessibili dei rubinetti dice come sceglierli;
- dopo l’inverno, sui rubinetti esterni rimasti al freddo.
Nelle zone di pianura con acqua dura il calcare accorcia la vita delle guarnizioni di rubinetti e cassette. Se cambi spesso le stesse, il problema è a monte: pressione alta o calcare, da valutare con un idraulico.
Gli errori che fanno perdere anche la guarnizione nuova
- Stringere troppo. Una guarnizione piatta schiacciata oltre misura si taglia o esce di sede; un o-ring stretto si rovina.
- Riusare la vecchia. Ha già preso la forma del raccordo e non riempie più i piccoli difetti.
- Non pulire la sede. Un residuo della guarnizione vecchia o una crosta di calcare bastano a far passare l’acqua.
- Montarla storta o al contrario. Vale soprattutto per le coniche dei sifoni e per le guarnizioni della piletta.
- Aggiungere silicone o teflon dove c’è già la guarnizione. Non migliorano la tenuta e spesso la peggiorano.
- Usare il grasso sbagliato. Vaselina e oli minerali gonfiano l’EPDM.
- Ignorare la sede rigata. In un rubinetto a vitone, una guarnizione nuova su una sede segnata torna a gocciolare dopo poco: va ripassata la sede.
- Lavorare senza chiudere l’acqua. Sembra ovvio, ma è il modo più rapido per allagare un mobile.
Quando la perdita resta anche dopo il cambio, o la guarnizione si trova in un punto che richiede di smontare sanitari e raccordi incassati, è il momento dell'idraulico.
Pagine utili
Domande frequenti
Una guarnizione ha una durata fissa?
No. Dipende dal materiale, dalla temperatura dell’acqua, dalla pressione, dal calcare e da quante volte il raccordo viene mosso. Una guarnizione piatta di un raccordo mai smontato può durare a lungo, mentre quella di una doccetta usata ogni giorno con acqua dura si consuma prima. Guardale quando fai i controlli dell’impianto.
Posso usare il silicone al posto di una guarnizione?
No. Il silicone sigilla giunti fermi tra superfici, come il bordo della doccia, ma non sostituisce una guarnizione che deve essere compressa o che lavora in pressione. Messo su un raccordo, si stacca alla prima variazione di pressione e rende più difficile smontare e riparare bene.
Meglio teflon o canapa sui filetti?
Funzionano tutti e due, se usati bene e sul filetto giusto. Il teflon è pulito e veloce; la canapa con la pasta permette di orientare il raccordo tornando indietro di poco. In entrambi i casi non servono su raccordi con guarnizione o con o-ring.
Sono in affitto: chi paga il cambio di una guarnizione?
Di regola l’inquilino: il codice civile mette a suo carico le piccole riparazioni dovute all’uso, come una guarnizione consumata. Se invece il guasto dipende dalla vecchiaia dell’impianto o da un caso fortuito, tocca al proprietario. Il contratto può contenere regole più precise: rileggilo.
Posso cambiare da solo le guarnizioni della cassetta del WC?
Spesso sì: esistono kit per la valvola di scarico e per il rubinetto di carico dei modelli più diffusi, anche per le cassette a incasso, che si raggiungono dietro la placca. Prima chiudi il rubinetto della cassetta. Se l’acqua continua a scendere nella tazza, la causa può essere anche il galleggiante: lo spieghiamo in perché il WC continua a scaricare.
Fonti
- UNI EN 751-3:2024 (catalogo UNI) – consultata il 25 ottobre 2026: requisiti e metodi di prova dei nastri in PTFE non sinterizzato per la sigillatura di giunti metallici filettati.
- UNI EN 751-1:1998 (catalogo UNI) – consultata il 25 ottobre 2026: composti di tenuta anaerobici per giunti metallici filettati.
- UNI EN 751-2:1998 (catalogo UNI) – consultata il 25 ottobre 2026: materiali di tenuta non indurenti per giunti metallici filettati.
- UNI EN 681-1:2006 (catalogo UNI) – consultata il 25 ottobre 2026: requisiti dei materiali degli elementi di tenuta in gomma vulcanizzata per i giunti delle tubazioni.
- D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18, art. 10 (Normattiva) – consultato il 25 ottobre 2026: i materiali a contatto con l’acqua potabile, anche nelle riparazioni, non devono alterarne le caratteristiche né rilasciare contaminanti oltre i livelli accettabili.
- Codice civile, art. 1609 (Normattiva) – consultato il 25 ottobre 2026: piccole riparazioni a carico dell’inquilino, dovute all’uso e non alla vetustà o al caso fortuito.
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