Acqua calcarea a Modena e Reggio Emilia: come proteggere caldaia, boiler e rubinetti
Secondo i dati di Hera e dei controlli pubblici l’acqua di Modena è dura, e il calcare colpisce caldaia, boiler e rubinetti. Come leggere la durezza, cosa controllare in casa e quando serve un addolcitore.
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Per proteggere caldaia e rubinetti dall’acqua calcarea di Modena e Reggio Emilia servono tre cose: conoscere la durezza dell’acqua del tuo comune, trattarla dove serve, con un filtro e, se conviene, un addolcitore, e fare una manutenzione regolare di caldaia, boiler e rubinetteria. Il calcare non si vede finché non ha già fatto danni: si deposita dove l’acqua si scalda o ristagna, e lì riduce portata, rendimento e durata degli apparecchi.
Qui sotto trovi i dati ufficiali che abbiamo trovato, cosa succede a ogni apparecchio, cosa chiedono le norme su addolcitori e impianti di riscaldamento e cosa controllare in casa.
Quanto è dura l’acqua a Modena e a Reggio Emilia
La durezza misura quanto calcio e magnesio sono sciolti nell’acqua e si esprime di solito in gradi francesi (°F): un grado francese corrisponde a 10 milligrammi di carbonato di calcio per litro.
Modena. Secondo le medie del 2024 pubblicate da Hera nel rapporto «In buone acque», nei comuni della provincia serviti da Hera l’acqua ha una durezza di 35 °F nelle analisi del gestore e di 26 °F in quelle degli enti pubblici di controllo. Hera spiega i valori più alti di alcuni sali con la composizione dell’acqua di falda del territorio. La durezza cambia molto da una rete all’altra anche nella stessa provincia, e a Carpi e nella Bassa il gestore è un altro: conta il dato del tuo comune, non quello del vicino.
Reggio Emilia. Alla data di verifica, il 20 ottobre 2026, non abbiamo trovato online un valore ufficiale e aggiornato per la città pubblicato dal gestore o dall’AUSL. Dal 2024 il servizio idrico della provincia è passato ad ARCA, una società partecipata dai Comuni reggiani. Il dato del tuo comune puoi chiederlo al gestore, i cui contatti sono in bolletta; in alternativa un kit per la durezza da ferramenta dà un’indicazione di massima.
Per l’acqua potabile la legge non fissa un limite di durezza: lo ricorda Hera nel suo rapporto «In buone acque» sui dati 2024, dove spiega anche che i valori medi di tutti i comuni serviti sono pubblicati sul suo sito e riportati in bolletta. La durezza, quindi, non è una questione di potabilità ma di impianti: è lì che il calcare costa.
Cosa fa il calcare a caldaia, boiler, rubinetti e lavatrice
Il calcare si forma soprattutto quando l’acqua si scalda. Per questo i primi a soffrire sono gli apparecchi che producono acqua calda.
| Apparecchio | Segnali tipici | Cosa fare |
|---|---|---|
| Caldaia murale con acqua calda istantanea | acqua calda che va e viene, portata ridotta, rumori durante il prelievo | farla controllare dal tecnico della caldaia, che valuta lo scambiatore sanitario |
| Boiler o scaldabagno elettrico | acqua che si scalda più lentamente, rumori, perdite dal fondo | pulizia del serbatoio e controllo della resistenza e dell’anodo |
| Rubinetti e miscelatori | getto storto o debole, leva dura, gocciolio | pulizia dei rompigetto, sostituzione della cartuccia |
| Soffione e box doccia | fori chiusi, macchie bianche su vetri e piastrelle | pulizia con prodotti adatti alla finitura |
| Lavatrice e lavastoviglie | incrostazioni, tempi più lunghi | seguire le istruzioni del produttore sulla durezza e sui programmi di pulizia |
Nelle caldaie che producono acqua calda istantanea, il punto delicato è lo scambiatore che scalda l’acqua sanitaria: quando si incrosta, l’acqua calda arriva a fatica o a temperatura incostante. Non provare a smontare la caldaia: è un lavoro per il tecnico dell'assistenza caldaie. Se invece vedi gocce o una pozza sotto l’apparecchio, la pagina sulla caldaia che perde acqua spiega cosa controllare e cosa evitare.
Sui rubinetti il calcare rovina guarnizioni e cartucce, e il gocciolio che ne segue spreca acqua giorno e notte. Le cause e le riparazioni sono nella pagina sul rubinetto che perde, mentre per i miscelatori a leva c’è quella sul miscelatore che perde. Per il boiler, i guasti più comuni sono spiegati nella pagina sullo scaldabagno guasto.
Caldaia nuova: il trattamento dell’acqua che chiede la Regione
L’acqua che gira nei termosifoni è un circuito chiuso, diverso da quella che esce dai rubinetti, ma anche lei va trattata. In Emilia-Romagna le regole sono nell’atto regionale sui requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici, aggiornato con la delibera della Giunta n. 792 del 25 maggio 2026.
Secondo la sezione A.3 dell’allegato 2, quando si installa un impianto nuovo, si ristruttura l’impianto termico o si sostituisce il generatore di calore, è sempre obbligatorio un trattamento di condizionamento chimico dell’acqua dell’impianto, ferma restando l’applicazione della norma tecnica UNI 8065, a condizione che la rete dell’acqua calda sanitaria sia separata dall’impianto di riscaldamento. Per gli impianti più grandi, dai 350 kW in su, valgono anche regole nazionali specifiche. Il modello di relazione tecnica allegato alla delibera prevede inoltre di indicare se è presente un filtro di sicurezza.
In pratica, quando cambi la caldaia chiedi all’installatore quale trattamento dell’acqua prevede e fattelo scrivere. Il tema è approfondito nella guida sul trattamento dell’acqua dell’impianto termico.
Addolcitore: come funziona e cosa prevede il DM 25/2012
L’addolcitore domestico più diffuso funziona a scambio ionico: l’acqua passa attraverso resine che trattengono calcio e magnesio, e le resine si rigenerano periodicamente con il sale. Riduce il calcare in tutta la casa, ma è un apparecchio da gestire: va regolato in base alla durezza dell’acqua in ingresso, rifornito di sale e mantenuto secondo il manuale.
Gli apparecchi che trattano l’acqua potabile sono regolati dal decreto del Ministero della Salute 7 febbraio 2012, n. 25. Le regole principali:
- istruzioni: ogni apparecchio deve avere in italiano un manuale d’uso e manutenzione e uno di montaggio, con la dicitura «Apparecchiature per il trattamento di acque potabili» (art. 6);
- sicurezza dell’impianto: l’impianto deve impedire il ritorno dell’acqua trattata nella rete dell’acquedotto e permettere di erogare acqua non trattata quando l’apparecchio segnala parti esaurite o fine vita; l’apparecchio deve avere punti di prelievo per le analisi prima e dopo il trattamento, dove pertinente (art. 5);
- installazione: in ambienti igienicamente idonei, nel rispetto del DM 37/2008 dove pertinente, e con valvole di bypass che permettano di escludere l’apparecchio senza restare senz’acqua (art. 7);
- pubblicità: nessun apparecchio può essere venduto con la voce generica di «depuratore d’acqua», ma solo indicando l’azione specifica svolta, e le prestazioni dichiarate devono basarsi su prove o su letteratura riconosciuta (art. 8).
Il decreto non si applica quando l’acqua trattata va solo a impianti tecnici o elettrodomestici, con una rete separata da quella dell’acqua potabile (art. 2). Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta. Se l’addolcitore fa al caso tuo lo valutiamo nella guida addolcitore d’acqua: serve davvero.
Filtri e dosatori: le soluzioni più semplici
Non sempre serve un addolcitore. Le alternative più comuni sono due, e fanno cose diverse.
- Filtro di sicurezza all’ingresso dell’impianto. Trattiene sabbia, ruggine e particelle che arrivano dalla rete o dai tubi vecchi, e protegge valvole, cartucce e caldaia. Non toglie il calcare sciolto nell’acqua: va pulito o sostituito con regolarità, altrimenti diventa lui il problema.
- Dosatore anticalcare. Si monta di solito prima della caldaia o della lavatrice e rilascia un prodotto che limita la formazione di incrostazioni. Se tratta acqua potabile rientra nelle regole del DM 25/2012, e la cartuccia va cambiata secondo le istruzioni.
Per gli apparecchi magnetici o elettronici che promettono di eliminare il calcare, chiedi al venditore le prove delle prestazioni dichiarate: il DM 25/2012 vuole che siano documentate. Come scegliere tra le diverse soluzioni lo spieghiamo nella guida sul filtro anticalcare per caldaia e lavatrice.
Cosa controllare in casa, stanza per stanza
Una verifica di un quarto d’ora ti dice quanto il calcare sta lavorando:
- Bolletta o sito del gestore: cerca il dato della durezza del tuo comune e annotalo, ti servirà per regolare lavatrice, lavastoviglie ed eventuale addolcitore.
- Rubinetti: svita i rompigetto, le retine all’uscita del rubinetto, e guarda se sono incrostati; un getto storto è il primo segnale.
- Doccia: controlla i fori del soffione e le guarnizioni del box; le guide su calcare su rubinetti e soffione e su come decalcificare boiler e rubinetti spiegano come pulirli senza rovinare le finiture.
- Caldaia: guarda il manometro e nota se l’acqua calda arriva in modo costante; segnala al tecnico rumori nuovi o cali di portata alla prossima manutenzione.
- Boiler: se l’acqua si scalda più lentamente di prima o senti sfrigolii, chiedi una pulizia e il controllo dell’anodo, il pezzo che protegge il serbatoio dalla corrosione.
- Sotto i lavelli: controlla che rubinetti di arresto e flessibili non siano incrostati o bagnati; un rubinetto di arresto bloccato dal calcare non ti salva in caso di perdita.
- Addolcitore o dosatore, se c’è: verifica il livello del sale, la data dell’ultima manutenzione e le spie di segnalazione.
Quando il calcare richiede l’idraulico
Chiama un idraulico quando il calcare ha già causato un guasto o quando vuoi intervenire sull’impianto:
- un rubinetto o un miscelatore gocciola anche chiuso bene;
- il rubinetto di arresto sotto il lavello o il generale non chiude più;
- il boiler perde, fa rumore o non scalda come prima;
- vuoi montare un filtro, un dosatore o un addolcitore all’ingresso dell’impianto, con bypass e valvola di non ritorno.
A Modena e a Reggio Emilia interveniamo sia sulle urgenze sia sui lavori programmati: trovi i dettagli nelle pagine dell'idraulico a Modena e dell'idraulico a Reggio Emilia. Gli altri lavori del nostro servizio di idraulico sono nella pagina del servizio, e i prezzi nella pagina dei prezzi.
Pagine utili
Domande frequenti
L’acqua dura fa male alla salute?
Per l’acqua potabile la legge (D.Lgs. 18/2023) non fissa un limite di durezza. Il calcare è soprattutto un problema per impianti ed elettrodomestici. Per dubbi legati alla salute, chiedi al medico.
Si può bere l’acqua dell’addolcitore?
Il DM 25/2012 chiede che, se l’apparecchio è usato e mantenuto secondo il manuale, l’acqua trattata resti conforme ai requisiti dell’acqua potabile. Per questo contano la manutenzione, la regolazione e i punti di prelievo per le analisi. Segui le indicazioni del manuale e, nel dubbio, chiedi all’installatore.
Ogni quanto va fatta la manutenzione dell’addolcitore?
Lo stabilisce il manuale dell’apparecchio, che per legge deve indicare quando servono manutenzione e sostituzione delle parti, anche con spie o segnali. Tieni pieno il serbatoio del sale e annota gli interventi, così sai sempre a che punto sei.
Gli anticalcare magnetici funzionano?
Dipende dall’apparecchio: non c’è una risposta valida per tutti. Il DM 25/2012 vuole che le prestazioni dichiarate siano basate su prove o su letteratura riconosciuta: chiedi al venditore la documentazione prima di comprare.
Fonti
- L’acqua di rubinetto è buona e garantita: i dati sulla qualità – Gruppo Hera, «In buone acque» – medie 2024: durezza totale in provincia di Modena 35 °F nelle analisi di Hera e 26 °F in quelle degli enti pubblici di controllo; il D.Lgs. 18/2023 non fissa limiti per la durezza (consultato il 28 ottobre 2026).
- In buone acque, 17a edizione, dati 2024 – Gruppo Hera – nessun limite di legge per la durezza totale; dati medi semestrali per comune sul sito di Hera e in bolletta.
- Decreto del Ministro della Salute 7 febbraio 2012, n. 25 – Normattiva – regole per le apparecchiature di trattamento dell’acqua potabile: campo di applicazione (art. 2), requisiti (art. 5), istruzioni (art. 6), installazione con bypass (art. 7), pubblicità (art. 8).
- Delibera della Giunta regionale 25 maggio 2026, n. 792 – Bollettino ufficiale della Regione Emilia-Romagna n. 145 del 5 giugno 2026 – allegato 2, sezione A.3: condizionamento chimico sempre obbligatorio per nuovi impianti termici, ristrutturazioni e sostituzione del generatore, fermo restando la UNI 8065; verificata il 20 ottobre 2026.
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