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Trattamento dell’acqua dell’impianto termico: cosa chiede la norma e come si fa

Quando installi un impianto nuovo, lo ristrutturi o cambi la caldaia, in Emilia-Romagna l’acqua dei termosifoni va trattata secondo la UNI 8065, con un condizionamento chimico. Ecco cosa significa e cosa chiedere.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

In Emilia-Romagna, quando installi un impianto termico nuovo, ristrutturi quello esistente o sostituisci la caldaia, l’acqua del circuito di riscaldamento va trattata applicando la norma tecnica UNI 8065, e in ogni caso con un trattamento di condizionamento chimico, cioè l’aggiunta di prodotti che proteggono l’impianto da corrosione e depositi. Lo prevede l’atto regionale sui requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici, nel testo aggiornato nel 2026, che nel modello di relazione tecnica chiede di indicare anche la presenza di un filtro di sicurezza.

Non è un dettaglio burocratico. L’acqua che gira nei termosifoni è sempre la stessa per anni: se all’inizio è carica di calcare, ossigeno o fanghi del vecchio impianto, quei depositi finiscono nella caldaia nuova. Qui vediamo cosa dicono le regole, cosa comprende un trattamento fatto bene e come accorgersi che qualcosa non va. Abbiamo verificato le fonti il 28 ottobre 2026.

Due acque diverse: quella dei rubinetti e quella dei termosifoni

In casa ci sono due circuiti che spesso si confondono.

CircuitoChe acqua contieneRegole principali
Acqua sanitaria, dei rubinetti e della docciaacqua potabile che si rinnova di continuonorme sull’acqua destinata al consumo umano
Acqua dell’impianto di riscaldamentoacqua chiusa in un circuito, che resta per anniatto regionale sui requisiti minimi e norma UNI 8065

L’atto regionale tiene separati i due mondi. Il condizionamento chimico è sempre obbligatorio per l’acqua dell’impianto di riscaldamento, a condizione che la rete dell’acqua calda sanitaria sia separata strutturalmente dal circuito dei termosifoni. Un eventuale trattamento chimico dell’acqua sanitaria, invece, è ammesso solo se l’acqua resta di qualità adatta al consumo nei punti d’uso e se reagenti e materiali rispettano le regole sull’acqua potabile.

Per il calcare dell’acqua sanitaria, che rovina boiler, rubinetti e scambiatori, ci sono filtri, dosatori e addolcitori, spiegati nella guida sul filtro anticalcare per caldaia e lavatrice.

Cosa prescrive l’atto regionale, punto per punto

La sezione A.3 dell’atto di coordinamento tecnico regionale, nel testo approvato con la delibera di Giunta 792 del 25 maggio 2026, si applica a tutte le categorie di edifici esistenti in tre casi:

  1. nuova installazione di un impianto termico;
  2. ristrutturazione dell’impianto termico;
  3. sostituzione del generatore di calore, cioè della caldaia o di un altro generatore.

In questi casi:

  • per la qualità dell’acqua degli impianti di climatizzazione invernale si applica la norma tecnica UNI 8065;
  • è sempre obbligatorio un trattamento di condizionamento chimico, dove la rete dell’acqua calda sanitaria è separata dall’impianto di riscaldamento;
  • per gli impianti di potenza complessiva pari o superiore a 350 kW restano ferme le prescrizioni specifiche del DPR 412 del 1993.

Nel modello di relazione tecnica allegato all’atto, nella parte sul trattamento dei fluidi termovettori, il progettista deve indicare che è applicata la UNI 8065 con un trattamento di condizionamento chimico e se è presente un filtro di sicurezza. Per le sostituzioni di caldaie sotto i 35 kW di potenza al focolare la relazione può essere sostituita dalla dichiarazione di conformità dell’installatore, ma le regole sull’acqua restano le stesse.

La norma UNI 8065: cosa misura e perché

La UNI 8065 è la norma tecnica italiana sul trattamento dell’acqua negli impianti termici, nell’edizione del 2019 in vigore dal 18 luglio 2019. Secondo la scheda dell’ente di normazione, indica come definire e misurare le caratteristiche chimiche e chimico-fisiche dell’acqua negli impianti di climatizzazione invernale ed estiva, in quelli per l’acqua calda sanitaria fino a 110 °C e negli impianti solari termici.

Il testo completo è a pagamento, e i valori limite li applica il tecnico. Per te conta capire la logica: un impianto lavora bene se l’acqua del circuito non incrosta, non corrode e non trasporta fanghi. Per questo il trattamento non è un singolo prodotto, ma una sequenza di operazioni.

Le fasi di un trattamento fatto bene

Quando si cambia la caldaia o si rifà l’impianto, il lavoro sull’acqua segue di solito questo ordine.

  1. Verifica del circuito. Il tecnico guarda l’età dell’impianto, il tipo di tubi e termosifoni, la presenza di fanghi o perdite, e la qualità dell’acqua di riempimento, a partire dalla durezza.
  2. Pulizia, se serve. Su un impianto vecchio con fanghi e ruggine si valuta un lavaggio prima di collegare la caldaia nuova: altrimenti i depositi del vecchio circuito finiscono subito nello scambiatore.
  3. Filtro di sicurezza. Si monta sul circuito, di solito sul ritorno verso la caldaia, per trattenere fanghi e particelle; spesso è un defangatore magnetico.
  4. Riempimento. Si carica l’impianto con acqua adatta: se quella di rete è molto dura, il tecnico valuta come trattarla prima di immetterla nel circuito.
  5. Condizionamento chimico. Si aggiunge il prodotto protettivo, nella dose indicata dal fabbricante per il volume d’acqua dell’impianto.
  6. Registrazione. Trattamenti e componenti vanno riportati nella documentazione dell’impianto e nel libretto di impianto, che ha schede apposite per il trattamento dell’acqua.

I controlli nel tempo: cosa guarda il manutentore

Il trattamento non si fa una volta per sempre. Secondo la guida della Regione Emilia-Romagna sugli impianti termici, il controllo di efficienza energetica, obbligatorio per gli impianti di riscaldamento sopra i 10 kW, comprende anche la verifica della presenza e della funzionalità dei sistemi di trattamento dell’acqua, dove previsti. In pratica, alla manutenzione:

  • si controlla e si pulisce il filtro di sicurezza o il defangatore;
  • si verifica, quando serve, che il prodotto protettivo sia ancora nella concentrazione giusta;
  • si controlla la pressione dell’impianto e si chiede se è stato necessario rabboccarlo spesso.

Quest’ultimo punto è importante. Un impianto chiuso non dovrebbe consumare acqua: se devi ricaricare spesso la pressione, c’è probabilmente una perdita, e ogni rabbocco porta nel circuito acqua nuova, con calcare e ossigeno, e diluisce il trattamento. Come si ricarica correttamente lo spieghiamo nella guida su come ricaricare l’impianto della caldaia, e le cause più comuni della pressione che cala in quella sulla pressione della caldaia che scende.

Le cadenze dei controlli in regione sono nella guida sul controllo dei fumi in Emilia-Romagna.

I segnali di un’acqua d’impianto che non va

Alcuni sintomi fanno pensare a fanghi, corrosione o depositi nel circuito:

  • termosifoni caldi in alto e freddi in basso, come descritto nella guida sul termosifone freddo in basso;
  • acqua scura che esce dalla valvolina di sfiato quando sfiati i termosifoni;
  • caldaia rumorosa, con fischi o ribollimenti;
  • pressione che cala e richiede rabbocchi frequenti;
  • blocchi della caldaia o perdite da sotto, che hanno però anche altre cause, spiegate nella pagina sulla caldaia che perde.

Se ne noti più di uno, chiedi al manutentore di controllare filtro e acqua dell’impianto prima che il problema arrivi allo scambiatore.

Cosa chiedere all’installatore e cosa conservare

  1. Applicherete la UNI 8065 e il condizionamento chimico previsto dalle regole regionali?
  2. L’impianto va lavato prima di collegare la caldaia nuova?
  3. Che filtro di sicurezza montate, e chi lo pulisce?
  4. Che prodotto usate e in che dose, per quanti litri d’acqua?
  5. Dove sarà annotato il trattamento: libretto, dichiarazione, rapporto di manutenzione?

Conserva libretto, dichiarazione di conformità e rapporti di manutenzione nella stessa cartellina. Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta. Per manutenzione e sostituzione della caldaia c’è il servizio di assistenza caldaie, e per i controlli dell’impianto idraulico la pagina sulla manutenzione dell’impianto idraulico. Gli altri interventi sono nella pagina dell'idraulico. Quando la caldaia nuova è a condensazione, ricorda anche le regole spiegate nella guida su quando è obbligatoria la caldaia a condensazione.

Pagine utili

Domande frequenti

Il trattamento dell’acqua è obbligatorio anche se cambio solo la caldaia?

Sì. In Emilia-Romagna l’atto regionale sui requisiti minimi lo prevede per nuove installazioni, ristrutturazioni e sostituzioni del generatore di calore: si applica la UNI 8065 e serve comunque un trattamento di condizionamento chimico dell’acqua dell’impianto.

L’addolcitore di casa basta per l’impianto di riscaldamento?

No, sono cose diverse. L’addolcitore tratta l’acqua sanitaria che entra in casa; l’acqua dei termosifoni è un circuito chiuso con regole proprie, che richiedono il condizionamento chimico e, secondo il progetto, filtro e altre misure. L’acqua addolcita può essere utile per il riempimento, ma lo valuta il tecnico.

Ogni quanto va rifatto il trattamento?

Non c’è una scadenza uguale per tutti: dipende dal prodotto, dall’impianto e da quanta acqua nuova è entrata nel circuito. Alla manutenzione il tecnico controlla filtro e stato dell’acqua e decide se integrare il trattamento.

Il filtro defangatore sostituisce il trattamento chimico?

No. Il filtro trattiene fanghi e particelle, il condizionamento chimico protegge le superfici dell’impianto da corrosione e depositi. Le regole regionali chiedono il trattamento chimico in ogni caso, e il modello di relazione tecnica prevede di indicare anche il filtro di sicurezza.

Le regole valgono anche se installo una pompa di calore?

Sì, se l’impianto è idronico, cioè distribuisce il calore con acqua nei termosifoni o nei pannelli a pavimento. La sezione A.3 dell’atto regionale riguarda il trattamento dei fluidi negli impianti idronici e parla di sostituzione dei generatori di calore, senza distinguere tra caldaia e pompa di calore.

Fonti

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