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Nuovo impianto elettrico: progetto, lavori e documenti, passo per passo

Un impianto elettrico nuovo nasce da un progetto e si chiude con le prove e la dichiarazione di conformità. Ecco le fasi, chi può realizzarlo e cosa decidere prima di iniziare.

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Gianluca, titolare di TecnicoGianluca, a braccia conserte con il gilet da lavoro
Gianluca titolare, oltre 15 anni di esperienza

Un impianto elettrico nuovo si realizza in quattro tempi: il progetto, la posa di tubi e cavi, il montaggio del quadro e degli apparecchi, le prove finali con la dichiarazione di conformità. Per legge lo può eseguire solo un’impresa abilitata ai sensi del DM 37/08, il regolamento sugli impianti negli edifici. Qui trovi cosa succede in ogni fase, chi firma i documenti e quali scelte fare prima che il muratore chiuda le tracce.

Un impianto nuovo serve in una casa appena costruita, in una ristrutturazione completa, in un sottotetto reso abitabile o in un locale che cambia uso. Se l’impianto c’è già e va solo rimesso a posto, la pagina giusta è quella sul rifacimento e l’adeguamento dell’impianto; per guasti e piccoli lavori parti dalla pagina del nostro servizio di elettricista.

Chi può progettare e realizzare l’impianto elettrico

Il DM 37/08 chiede di affidare installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti a imprese abilitate. Sono imprese iscritte al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane, con un responsabile tecnico che ha i requisiti professionali previsti dal decreto. I contratti stipulati con imprese non abilitate sono nulli. Non è un dettaglio burocratico: è chi risponde dell’impianto e firma la dichiarazione finale. Il decreto lo spieghiamo in parole semplici nell’articolo sul DM 37/08.

Anche il progetto è sempre obbligatorio, ma non sempre lo firma un ingegnere o un perito. Serve un professionista iscritto all’albo, tra gli altri casi, quando:

  • l’impianto è di un’utenza condominiale, cioè delle parti comuni di un palazzo;
  • la casa ha una potenza impegnata oltre 6 kW o una superficie oltre 400 m²;
  • negozi, uffici e attività superano 6 kW o 200 m², oppure sono alimentati oltre 1000 V;
  • ci sono locali medici, ambienti con pericolo di esplosione o a maggior rischio in caso di incendio.

Negli altri casi il progetto lo prepara il responsabile tecnico dell’impresa installatrice. Deve contenere almeno lo schema dell’impianto, cioè la descrizione di cosa si realizza e come.

Le fasi della realizzazione di un impianto elettrico

  1. Sopralluogo e richieste. Si parte da come userai i locali: elettrodomestici, piano a induzione, climatizzatori, pompa di calore, auto elettrica, fotovoltaico. Da qui nascono la potenza necessaria e il numero di circuiti.
  2. Progetto o schema. Sulla pianta si segnano punti luce, prese, comandi e linee. Si disegna anche lo schema del quadro: quale interruttore protegge quale circuito.
  3. Tracce e canalizzazioni. Nei muri si posano i tubi corrugati, cioè le guaine flessibili che ospitano i cavi, e le scatole per prese e derivazioni. Questa fase va coordinata con muratore e idraulico, prima di intonaci e massetti.
  4. Posa dei cavi. I cavi si infilano nei tubi dopo le opere più sporche. La norma CEI 64-8 chiede che restino sfilabili, cioè sostituibili in futuro senza rompere i muri.
  5. Quadro, prese e interruttori. Si monta il quadro con interruttore generale, salvavita e magnetotermici, poi i frutti, cioè prese e interruttori, e le placche, di solito dopo la tinteggiatura.
  6. Prove. Prima della consegna si controllano la continuità del filo di terra, l’isolamento dei cavi, l’intervento dei differenziali e il funzionamento di ogni punto.

In una ristrutturazione l’elettricista entra quindi in cantiere almeno due volte: prima con tubi e scatole, poi con cavi, quadro e apparecchi.

Le scelte da fare prima di chiudere le tracce

Dopo l’intonaco ogni modifica costa di più. Per le abitazioni la norma CEI 64-8 prevede tre livelli di dotazione: il livello 1 è il minimo, il 2 aggiunge prese, punti luce e servizi, il 3 comprende la domotica. Il livello si concorda tra committente, progettista e installatore, in base a come vivrai la casa. Le quantità stanza per stanza le spieghiamo nella guida su quante prese e punti luce servono.

Le domande da farsi sono pratiche:

  • dove andranno televisore, scrivania, comodini e piccoli elettrodomestici della cucina;
  • se vuoi il piano a induzione, anche più avanti: la norma chiede almeno di predisporre il tubo;
  • se ti servono prese e luci all’esterno, per terrazzo o giardino;
  • se vuoi comandare luci, tapparelle e riscaldamento dal telefono, con la domotica;
  • se pensi a una ricarica per l’auto elettrica nel box: conviene almeno il tubo dal quadro.

Due regole della norma aiutano a vivere meglio la casa. Montante e interruttore generale vanno dimensionati per almeno 6 kW, salvo impedimenti dell’edificio. E la protezione differenziale va divisa su almeno due circuiti indipendenti: se un guasto fa scattare un salvavita, non resta al buio tutta la casa.

Impianto nuovo e contatore: allaccio e potenza

L’impianto comincia dal punto di consegna, cioè dal contatore: da lì in poi è tuo. Per un allaccio nuovo la richiesta passa dal venditore di energia, che la gira al distributore. Entro 30 giorni dall’allaccio devi consegnare al distributore o al venditore una copia della dichiarazione di conformità, senza gli allegati. Se non arriva, dopo un avviso la fornitura viene sospesa.

La stessa copia serve quando chiedi un aumento di potenza del contatore dopo lavori sull’impianto, o quando la potenza arriva a 6 kW. Attenzione al fotovoltaico: per il decreto la potenza impegnata è la più alta tra quella del contratto e quella degli impianti di autoproduzione. Una casa con contratto da 3 kW e pannelli da 6,5 kW supera quindi la soglia dei 6 kW, e il progetto va firmato da un professionista.

Cosa ricevi a fine lavori e dove finiscono i documenti

Alla fine l’impresa rilascia la dichiarazione di conformità, il documento che molti chiamano «certificazione». Ne fanno parte la relazione con i materiali usati e il progetto, o lo schema dell’impianto. Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta.

Se l’edificio ha già l’agibilità, entro 30 giorni l’impresa deposita dichiarazione e progetto allo sportello unico per l’edilizia del Comune. Se invece l’impianto fa parte di lavori con permesso di costruire, il progetto degli impianti si deposita insieme a quello edilizio. La dichiarazione serve anche per l’agibilità dell’edificio. Tutto il percorso dei documenti è spiegato nella pagina sulla certificazione dell’impianto elettrico.

Conserva tutto in una cartellina: dichiarazione, schema del quadro e istruzioni degli apparecchi. Ti serviranno per la manutenzione, per una vendita o per lavori futuri.

Tempi e costi di un impianto nuovo

Tempi e prezzo dipendono da metri quadri, numero di punti, tipo di muri e livello scelto. Contano anche i tempi del cantiere: tra la posa dei tubi e quella dei cavi passano intonaci, massetti e pavimenti. Per questo un preventivo chiaro elenca punti luce, prese, linee e componenti del quadro, invece di un prezzo a corpo senza dettagli.

Le voci del listino sono anche nella pagina prezzi. Per un impianto completo serve un sopralluogo: dopo, ti diciamo il prezzo, o almeno una forbice, prima di iniziare il lavoro. Cosa deve contenere un buon preventivo lo trovi nella guida al preventivo scritto.

Gli errori che si pagano dopo

  • Poche prese. Si finisce con ciabatte e prolunghe fisse, che scaldano e si usurano.
  • Quadro senza spazio. Un quadro pieno non accoglie un circuito in più, uno scaricatore di sovratensioni o la protezione della ricarica per l’auto.
  • Tubi stretti o schiacciati. I cavi non si sfilano più e ogni modifica diventa un lavoro murario.
  • Nessuna predisposizione. Tubi vuoti verso giardino, box o soffitta costano poco a muri aperti.
  • Lavori fai da te. Anche spostare una scatola o allungare un filo è un lavoro sull’impianto: lo fa chi poi ne risponde.

In campagna e in collina, dove le linee aeree sono più esposte ai fulmini, chiedi al progettista se serve uno scaricatore di sovratensioni nel quadro. Se la casa è in un centro storico, come a Bologna o a Parma, muri antichi e vincoli possono imporre percorsi diversi per tubi e cavi: va valutato già al sopralluogo.

Dove interveniamo per impianto elettrico

Interveniamo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Piacenza.

Problemi collegati

Guide su questo problema

Domande frequenti

Serve sempre un ingegnere per il progetto di un impianto elettrico nuovo?

No. Il DM 37/08 chiede un professionista iscritto all’albo solo in alcuni casi: per esempio per le parti comuni dei condomini, per le case oltre 6 kW di potenza impegnata o 400 m² e per le attività oltre 6 kW o 200 m². Negli altri casi il progetto lo redige il responsabile tecnico dell’impresa installatrice.

Posso far fare le tracce al muratore e il resto all’elettricista?

Sì, in ristrutturazione di solito si lavora così. Il muratore apre e chiude le tracce seguendo lo schema dell’elettricista; tubi, cavi, quadro e collegamenti restano all’impresa che firma la dichiarazione di conformità, perché risponde dell’intero impianto.

Quanto dura la realizzazione dell’impianto in una ristrutturazione?

Dipende dal cantiere più che dall’elettricista. La prima fase, con tubi e scatole, si fa a muri aperti; la seconda, con cavi, quadro e frutti, dopo pavimenti e tinteggiatura. Tra le due possono passare settimane, secondo i tempi delle altre imprese.

Il livello 1 della norma CEI 64-8 basta per una casa?

È il minimo previsto dalla norma per le abitazioni, quindi un impianto di livello 1 è conforme. I livelli 2 e 3 aggiungono prese, punti luce e funzioni, fino alla domotica del livello 3. Se pensi di vivere a lungo in quella casa, conviene ragionarci prima delle tracce.

Chi chiede l’allaccio del contatore per una casa nuova?

Il titolare del contratto, tramite il venditore di energia che sceglie. Entro 30 giorni dall’allaccio va consegnata al distributore o al venditore la copia della dichiarazione di conformità dell’impianto.

Fonti

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