La pressione della caldaia scende: perché succede e cosa fare prima di chiamare
Un circuito chiuso non dovrebbe perdere acqua: se la pressione scende, l’acqua esce da qualche parte o il vaso di espansione non lavora più. Come capirlo con il manometro e pochi controlli.
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Se la pressione della caldaia scende, l’acqua del riscaldamento sta uscendo da qualche parte, oppure il vaso di espansione, il serbatoio che assorbe la dilatazione dell’acqua calda, ha perso la sua carica d’aria. Un calo piccolo dopo lo sfiato dei termosifoni, o nei giorni dopo il riempimento dell’impianto, è normale; un calo che si ripete dopo ogni ricarica no. Per capire quale dei due casi è il tuo bastano il manometro, un quaderno e una settimana di letture.
Se invece vedi acqua sotto l’apparecchio, parti dalla guida sulla caldaia che perde acqua da sotto. I guasti dentro la caldaia, dalla valvola di sicurezza allo scambiatore, sono riassunti nella pagina sulla caldaia che perde.
Perché un impianto chiuso perde pressione
Termosifoni, tubi e caldaia formano un circuito chiuso: la stessa acqua gira per anni e il contatore di casa non la vede passare. La pressione dipende da quanta acqua c’è nel circuito e da quanto è calda. Se l’acqua non esce, a impianto freddo il manometro segna più o meno lo stesso valore per mesi.
Alcuni cali, però, non indicano un guasto:
- dopo lo sfiato dei termosifoni: con l’aria esce un po’ d’acqua, e lo spazio che l’aria occupava abbassa la pressione;
- dopo un riempimento o una riparazione: l’aria sciolta nell’acqua nuova esce nei giorni seguenti dalle valvole di sfogo automatiche, e la pressione si assesta;
- tra caldo e freddo: l’acqua calda occupa più spazio, quindi con il riscaldamento acceso la pressione è più alta. Confrontare una lettura a caldo con una a freddo inganna.
Tutto il resto, cioè un calo che torna dopo ogni ricarica, ha una causa da trovare.
Il diario del manometro: sette giorni di letture
Il manometro è l’indicatore della pressione sul pannello della caldaia: una lancetta con una scala in bar, oppure un numero sul display. Per una settimana leggilo sempre nelle stesse condizioni.
- Leggi a impianto freddo, per esempio al mattino prima che il riscaldamento parta.
- Scrivi data, ora e valore, oppure fai una foto: il telefono tiene la data al posto tuo.
- Annota gli eventi: sfiati, ricariche, codici di errore, notti molto fredde.
- Una sera, dopo qualche ora di riscaldamento, fai anche una lettura a caldo.
| Cosa mostra il diario | Cosa può voler dire |
|---|---|
| Cala piano, giorno dopo giorno, sia a caldo sia a freddo | Una perdita nel circuito, anche piccola |
| Sale molto quando la caldaia scalda e scende tanto a impianto freddo | Il vaso di espansione ha perso la sua carica d’aria |
| Cala soprattutto nei giorni in cui il riscaldamento lavora di più | La valvola di sicurezza scarica a caldo, spesso in un tubo dove l’acqua non si vede |
| Cala dopo uno sfiato e poi resta ferma | Normale: basta riportarla al valore del libretto |
| Sale da sola anche a caldaia ferma | Il contrario di una perdita: rubinetto di carico che non chiude o scambiatore dell’acqua calda forato |
L’ultimo caso è spiegato nella pagina sulla caldaia che perde. Qui ci occupiamo della pressione che scende.
Dove si nasconde l’acqua che manca
Una perdita del riscaldamento spesso non lascia pozze, perché l’acqua è poca, cade su tubi caldi ed evapora. Lascia però tracce, quasi sempre negli stessi punti.
- Lo scarico della valvola di sicurezza. In molte installazioni il tubetto finisce in un imbuto o direttamente in uno scarico, e l’acqua sparisce senza bagnare il pavimento. Se l’imbuto è umido o ha aloni, la valvola si sta aprendo.
- Valvole e detentori dei termosifoni. Una goccia lenta lascia una crosta bianca o rossiccia sul raccordo e un alone sul pavimento sotto.
- Le valvole di sfogo automatiche, piccoli cilindri con un cappuccio che si trovano sui collettori, su alcuni termosifoni e in cima ai tubi: se trafilano, lasciano aloni intorno al cappuccio.
- Il collettore, la cassetta nel muro da cui partono i tubi delle stanze: apri lo sportello e guarda se il fondo è umido.
- Tubi sotto il pavimento o nel massetto: fughe sempre scure, piastrelle che si staccano, una zona più tiepida sotto i piedi nudi.
- Cantine, garage e sottotetti, dove i tubi passano a vista e nessuno li guarda.
- Il pavimento radiante, che ha molti metri di tubo sotto tutto l’appartamento e raccordi nascosti nel collettore.
Se in casa anche il contatore gira con i rubinetti chiusi, quella è un’altra perdita, nell’acqua di rete: il metodo per trovarla è nella guida su come capire se c’è una perdita nascosta.
Il vaso di espansione: il guasto che non bagna
Il vaso di espansione è un serbatoio diviso in due da una membrana di gomma: da una parte c’è l’acqua dell’impianto, dall’altra un cuscino d’aria o di gas in pressione, chiamato precarica. Quando l’acqua si scalda e si dilata spinge sulla membrana, e il cuscino assorbe la spinta. Nelle caldaie murali il vaso di solito è dentro il mantello, il coperchio dell’apparecchio.
Con gli anni la precarica si perde, oppure la membrana si rompe. A quel punto il vaso non assorbe più niente: quando l’acqua si scalda la pressione sale di colpo, la valvola di sicurezza si apre e butta fuori un po’ d’acqua; quando l’impianto si raffredda, la pressione scende più in basso di prima. Ricarichi, e il giro ricomincia.
Il segnale tipico è proprio l’altalena del diario: valori molto alti a caldo, bassi a freddo. Il controllo della precarica si fa con l’impianto senza pressione e un manometro sulla valvolina del vaso, e se il vaso è dentro la caldaia è un lavoro per il tecnico. Non premere la valvolina per vedere cosa esce: se la membrana è rotta, esce acqua calda.
Le verifiche da fare in casa senza attrezzi
- Sotto la caldaia: guarda pavimento e raccordi con la prova della carta descritta nella guida sulla caldaia che perde da sotto.
- All’uscita della valvola di sicurezza: se finisce in un imbuto, controllalo dopo qualche ora di riscaldamento e, se è bagnato, fotografalo insieme al manometro.
- A ogni termosifone: passa un fazzoletto di carta sotto la valvola e il detentore, cioè le due valvole ai lati, e intorno alla valvolina di sfiato in alto.
- Nel collettore, se c’è: apri lo sportello e guarda il fondo della cassetta.
- Sui tubi a vista in cantina, garage e sottotetto.
- Sui pavimenti: cerca zone tiepide che non ti spieghi o fughe sempre scure.
Se trovi la goccia su un termosifone, isolalo chiudendo valvola e detentore, come spiega la guida sul termosifone che perde acqua, e osserva se la pressione smette di scendere. Se continua a calare, c’è anche un altro punto.
Ricaricare ogni settimana non è una soluzione
Riportare la pressione al valore giusto è un’operazione da utente, se il libretto della tua caldaia la prevede: i passaggi sono nella guida su come ricaricare l’impianto della caldaia. Se però diventa un’abitudine, l’acqua nuova fa danni lenti:
- porta ossigeno, che corrode le parti in acciaio e ghisa e forma fanghi;
- porta calcare, che con l’acqua dura della pianura si deposita nello scambiatore;
- diluisce gli eventuali prodotti protettivi messi nell’impianto;
- nasconde il problema, che intanto cresce: una goccia sotto il massetto può bagnare il solaio per mesi.
Attenzione anche al caricamento automatico. Alcune caldaie rabboccano da sole o con un tasto: la pressione sembra sempre giusta anche quando l’impianto perde. Se la tua lo fa, chiedi al tecnico come capire quante volte interviene, e fai controllare se succede spesso.
Come si cerca la perdita del riscaldamento
Quando il diario indica una perdita ma in casa non la trovi, la ricerca segue un ordine preciso.
- Caldaia, vaso e valvola di sicurezza. Si parte da qui, perché un vaso scarico imita una perdita. Lo controlla il tecnico abilitato della nostra assistenza caldaie.
- Prova di tenuta per tratti. Si chiudono le valvole che separano termosifoni, zone o circuiti del pavimento, si mette in pressione un tratto alla volta e si guarda quale perde.
- Termocamera. Con l’acqua calda in circolo, una perdita sotto il pavimento appare come una macchia più calda.
- Gas tracciante e strumenti acustici per i casi più difficili: come funzionano lo spieghiamo nella guida su termocamera e gas tracciante.
Il nostro servizio di idraulico segue la parte dei tubi e dei termosifoni, con la ricerca perdite strumentale, che trova il punto senza rompere a tentativi. Ti diciamo il prezzo, o almeno una forbice, prima di iniziare il lavoro.
Il fai da te si ferma prima di aprire la caldaia o di smontare valvole e collettori: il DM 37/08 chiede di affidare la manutenzione straordinaria degli impianti di riscaldamento a imprese abilitate, e al proprietario di seguire le istruzioni d’uso dei fabbricanti.
Pagine utili
Domande frequenti
La pressione scende ma non vedo acqua da nessuna parte: dove va?
Spesso in un punto dove non guardi: nello scarico della valvola di sicurezza, in una goccia che evapora su un tubo caldo, sotto un pavimento o nel collettore. Oppure non va da nessuna parte: con un vaso di espansione scarico la pressione oscilla tanto da sembrare una perdita. Il diario del manometro aiuta a distinguere i due casi.
Dopo lo sfiato dei termosifoni la pressione è scesa: devo preoccuparmi?
No, se scende una volta e poi resta ferma: l’aria uscita ha lasciato spazio all’acqua. Riportala al valore del libretto e ricontrolla nei giorni seguenti. Come sfiatare senza perdere più acqua del necessario è spiegato nella guida su come sfiatare i termosifoni.
Posso lasciare il rubinetto di carico un po’ aperto per compensare?
No. L’acqua entra anche quando non serve, la pressione sale con il caldo e la valvola di sicurezza si apre; intanto l’impianto riceve di continuo acqua nuova, con ossigeno e calcare. In più, se un tubo cede, niente limita l’acqua che esce. Il rubinetto di carico va sempre richiuso del tutto.
La caldaia è nuova e la pressione scende: è normale?
Nei primi giorni dopo l’installazione, o dopo lavori sull’impianto, può succedere: l’aria esce dalle valvole automatiche e la pressione si assesta. Se dopo un paio di ricariche continua a calare, segnalalo a chi ha installato la caldaia: può esserci un raccordo da rifare o aria rimasta nell’impianto.
Fonti
- DM 22 gennaio 2008, n. 37, art. 8 – Normattiva – consultato il 25 ottobre 2026: manutenzione straordinaria degli impianti affidata a imprese abilitate; il proprietario conserva la sicurezza dell’impianto seguendo i manuali d’uso e manutenzione dell’installatore e dei fabbricanti.
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