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TecnicoGianluca 378 003 1410

Cavi in tela e fili vecchi: come riconoscerli in casa e perché cambiarli

Tela, gomma che si sbriciola, fili tutti dello stesso colore: gli impianti vecchi lasciano tracce visibili. Ecco dove guardare in sicurezza, cosa misura il tecnico e cosa fare in attesa dei lavori.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

I cavi in tela e i fili vecchi si riconoscono dal rivestimento di tessuto, spesso scuro e sfilacciato, dalla gomma che sotto si indurisce e si sbriciola, dai fili tutti dello stesso colore e dalla mancanza del filo giallo-verde della terra. Vanno cambiati perché, dopo decenni, quell’isolante non separa più in modo affidabile i fili tra loro e dal muro: basta piegarli, scaldarli o bagnarli perché si crepino, e da una crepa nascono dispersioni, cortocircuiti e principi d’incendio.

In questa guida vediamo dove guardare senza aprire niente, come distinguere i diversi tipi di impianto vecchio e cosa fare finché i lavori non sono fatti. Come si sostituiscono i cavi, sfilandoli dai tubi o aprendo nuove tracce, lo spieghiamo nella pagina sui cavi elettrici da sostituire; per tutti gli altri interventi c’è il nostro servizio di elettricista.

Dove si vedono i cavi elettrici vecchi senza aprire niente

Per farti un’idea non serve smontare placche o scatole. In molte case i fili vecchi si vedono da soli, nei punti dove l’impianto è rimasto a vista o dove nessuno l’ha mai rifatto. Fai il giro con calma, guardando e senza toccare.

  • Cantina, soffitta, garage e sottoscala. Sono i posti dove l’impianto originale resiste più a lungo, spesso a vista: fili attorcigliati che corrono sui muri, rocchetti di porcellana, tubi di metallo arrugginiti, cavi fissati con chiodini.
  • Lampadari e plafoniere. Guarda il tratto di filo che esce dal soffitto e il cavo del lampadario: un rivestimento di stoffa consumato o una gomma screpolata si notano anche da sotto.
  • Prese e interruttori. Placche in bachelite scura, interruttori a levetta o a manopola, prese con due soli fori in tutta la casa: dietro c’è probabilmente un impianto della stessa età.
  • Il quadro, visto da fuori. Fusibili, interruttori in porcellana o fili rivestiti di tela che entrano nel quadro sono il segno più chiaro di linee originali.
  • Dietro mobili e termosifoni. Le piattine, cioè cavetti piatti a due fili inchiodati al muro o al battiscopa, sono spesso aggiunte fatte decenni fa per portare una presa dove non c’era.

Le famiglie di impianti vecchi che si trovano ancora nelle case

Non tutti i fili vecchi sono uguali, e capire con cosa hai a che fare aiuta a stimare il lavoro. Nelle case si incontrano soprattutto queste situazioni, spesso mescolate tra loro.

Cosa vediCom’è fattoIl punto debole
Fili rivestiti di tessutoconduttori isolati in gomma e coperti da una treccia di cotone, dentro tubi metallici o murati nell’intonacola gomma si indurisce e si sbriciola, la tela trattiene polvere e umidità
Linee a vista su isolatorifili intrecciati che corrono su rocchetti di porcellana lungo muri e soffittinessuna difesa da urti e roditori, isolante sempre esposto all’aria
Piattine inchiodatecavetti piatti a due fili fissati al muro con chiodi o graffettechiodi che forano l’isolante, nessun filo di terra
Primi cavi in plasticafili in PVC rigidi, a volte solo due, con colori scelti a casospesso niente terra e sezioni pensate per pochi apparecchi
Impianto mistolinee nuove collegate a tratti vecchi, giunzioni con il nastro isolanteil tratto nuovo eredita i difetti di quello vecchio

Le prime due famiglie si trovano soprattutto negli edifici più antichi, nei sottotetti e nelle case di campagna: se la tua casa è una colonica ristrutturata, i problemi tipici sono raccolti nella guida sulle corti e case coloniche della Bassa. Le ultime due sono frequenti nei condomini del dopoguerra e nei palazzi rifatti a pezzi, come raccontiamo per i condomini anni '60 e '70 di Parma e per i palazzi del centro di Bologna.

Perché tela e gomma smettono di isolare

L’isolante dei cavi vecchi era fatto di gomma, protetta da una treccia di tessuto. Da nuovo funzionava bene, ma invecchia anche se nessuno lo tocca: con il calore e con l’aria la gomma perde elasticità, diventa dura e poi friabile. Finché il filo resta fermo nel tubo, le crepe possono restare chiuse. Quando qualcuno lo piega, per cambiare un lampadario o spostare una presa, si aprono.

Tre fattori accelerano il degrado:

  • il calore: una linea che lavora vicino al limite, magari con stufette e ciabatte, cuoce l’isolante dall’interno, soprattutto vicino ai morsetti;
  • l’umidità: la tela assorbe acqua e polvere, e in cantine e muri umidi l’isolamento peggiora, come si capisce dal salvavita che scatta nei giorni di pioggia;
  • gli anni di lavori: chiodi, tasselli e tracce fatte senza sapere dove passano i fili lasciano ferite che non si vedono.

C’è poi un limite di progetto. Questi impianti sono nati per qualche lampadina, la radio e poco altro: sezioni sottili, poche linee, spesso nessun filo di terra. Oggi la stessa linea alimenta lavatrice, forno e condizionatore. Perché un filo troppo sottile scalda lo spieghiamo nella guida sulla sezione dei cavi elettrici.

Il rimedio che non rimedia: placche nuove su fili vecchi

Una delle situazioni più ingannevoli è l’impianto rinnovato solo in superficie. Placche moderne, prese a tre fori, magari un quadro nuovo: tutto sembra recente, ma dietro corrono gli stessi fili di cinquant’anni fa.

  • La presa a tre fori senza terra. Il foro centrale c’è, ma se dietro manca il filo giallo-verde non protegge nessuno. Peggio ancora se qualcuno ha collegato quel contatto al neutro per far funzionare un apparecchio: in caso di guasto la carcassa può andare in tensione.
  • Il quadro nuovo su linee vecchie. Salvavita e interruttori moderni sono un passo importante, ma non ringiovaniscono i cavi nei muri.
  • Il nastro isolante. Una giunzione fasciata con il nastro, dentro una scatola o nel controsoffitto, con il tempo si secca e si stacca.
  • La prolunga fissa. Un cavo volante portato da una stanza all’altra per non toccare il vecchio impianto diventa, negli anni, un pezzo di impianto senza protezioni.

Un indizio utile: quando su un impianto vecchio si monta per la prima volta un salvavita, cioè l’interruttore differenziale, capita che cominci a scattare. Spesso non è difettoso: sta rivelando dispersioni che c’erano già. È la conferma che i cavi vanno controllati, non un motivo per toglierlo. Come si cerca la causa degli scatti è spiegato in perché il salvavita continua a scattare.

La misura che decide se un filo si può tenere

A occhio si capisce che un impianto è vecchio, non quanto è rovinato. Per questo l’elettricista, prima di proporre un rifacimento, fa alcune prove con gli strumenti:

  1. esame a vista del quadro e di alcune scatole, per vedere lo stato di isolanti e collegamenti;
  2. prova di isolamento di ogni linea, con l’impianto staccato: lo strumento applica una tensione di prova e misura quanto l’isolante riesce a impedire il passaggio di corrente verso gli altri fili e verso terra;
  3. continuità del filo di terra, dove c’è, dal quadro alle prese;
  4. prova del salvavita, se c’è, per vedere se interviene come deve.

Il risultato cambia la strada. Una linea con un buon isolamento, che corre in un tubo, a volte si può tenere aggiungendo terra e protezioni. Una linea con isolamento basso, o con la gomma che si sbriciola nelle scatole, va rifatta. Spesso il quadro è misto: alcune linee si salvano, altre no, e il preventivo deve dirlo linea per linea.

Se i fili sono in tubi integri, i nuovi conduttori si infilano al posto dei vecchi senza rompere i muri. È il motivo per cui la norma CEI 64-8 vuole cavi sempre sfilabili negli impianti nuovi delle abitazioni: nel testo del capitolo sugli ambienti residenziali sottoposto a inchiesta pubblica nel 2023, i tubi devono avere un diametro di almeno 20 millimetri nei tratti finali e 25 nelle dorsali.

In attesa dei lavori: come usare la casa con meno rischi

Tra la scoperta e il rifacimento possono passare settimane. Nel frattempo qualche accorgimento riduce i rischi:

  • tieni bassi i carichi sulle linee vecchie: niente stufette, termoventilatori o phon potenti sulle prese della parte originale;
  • non aggiungere ciabatte e prolunghe per compensare le prese che mancano, per i motivi spiegati nella guida su ciabatte e multiprese;
  • non cambiare lampadari e non spostare apparecchi fissi alimentati da quei fili;
  • tieni asciutti cantina e sottotetto, e segnala subito tracce d’acqua vicino a scatole e prese;
  • se in casa manca il salvavita, chiedi che venga montato subito: è il primo passo, anche prima del rifacimento;
  • annota cosa succede: scatti, odori, prese tiepide.

Se senti odore di bruciato, vedi una presa annerita o un filo che fuma, non aspettare: abbassa l’interruttore generale se lo raggiungi senza toccare parti calde e chiama un elettricista. Cosa fare in quei minuti è spiegato nella guida alla presa che scalda o sa di bruciato.

Le domande da fare al sopralluogo sui fili vecchi

  1. Quali linee sono ancora originali? Fatti indicare stanza per stanza cosa è vecchio e cosa è stato rifatto.
  2. Cosa avete misurato? Isolamento, continuità della terra, intervento del salvavita: il giudizio deve poggiare su misure.
  3. I tubi ci sono e sono liberi? Da qui dipende se si sfila o si apre il muro.
  4. Cosa resta vecchio dopo il lavoro? Il montante, cioè il cavo tra contatore e quadro, o le linee di cantina e box possono non rientrare nel preventivo, e vanno valutati a parte.
  5. Ci sono linee collegate al mio contatore che non conosco? Nei condomini più vecchi capita che la luce della cantina o del box parta dal tuo impianto.
  6. Quali documenti ricevo? Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta: per un rifacimento parziale riguarda la parte rifatta, ma tiene conto della sicurezza di tutto l’impianto.

Se le linee vecchie sono quasi tutte, il discorso diventa quello del rifacimento completo: i criteri per decidere sono nella guida su quando rifare un impianto elettrico, e il lavoro è descritto nella pagina sul rifacimento dell’impianto.

Pagine utili

Domande frequenti

L’impianto funziona da cinquant’anni: perché dovrebbe guastarsi adesso?

Perché l’isolante continua a invecchiare anche quando tutto funziona, e perché oggi alle stesse linee chiedi molto di più: più apparecchi, più ore, più calore. Spesso il guasto arriva proprio quando si mette mano all’impianto, per esempio cambiando un lampadario o forando un muro: il filo indurito si piega e si crepa.

I cavi rivestiti di tessuto dei lampadari moderni sono pericolosi?

No, se sono prodotti di oggi: molti cavi decorativi hanno una calza di tessuto esterna, ma sotto c’è un isolante moderno. Il problema riguarda i cavi vecchi, dove il tessuto copriva una gomma che con gli anni si è indurita. Se un lampadario antico ha il cavo consumato, fallo ricablare prima di rimetterlo in uso.

Posso rifare solo le linee di una stanza?

Sì. Il DM 37/08 prevede il rifacimento parziale: la dichiarazione di conformità riguarda la parte rifatta, ma deve tenere conto della sicurezza dell’intero impianto e indicare la compatibilità con quello che c’era prima. Se la stanza è alimentata da una linea vecchia che prosegue altrove, il tecnico ti dirà fin dove conviene arrivare.

Un cavo in tela si può riparare con il nastro isolante?

No. Il nastro copre la crepa che vedi, non quelle accanto, e con il tempo si secca. Un filo con l’isolante rovinato va sostituito, con la linea staccata, da un’impresa abilitata.

Compro una casa con l’impianto vecchio: cosa devo fare?

Fai fare un sopralluogo con misure prima di firmare, così il costo dei lavori entra nella trattativa e nei tempi del trasloco. Chiedi anche i documenti dell’impianto: quali servono e cosa fare se mancano è spiegato nella guida su vendita, affitto e certificato dell’impianto.

Fonti

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