Rifacimento dell’impianto elettrico: quando serve e come si lavora in casa abitata
Rifare l’impianto elettrico non vuol dire sempre demolire: a volte basta adeguarlo. Ecco come capirlo, come si organizzano i lavori con la casa abitata e cosa ricevi alla fine.
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Il rifacimento dell’impianto elettrico serve quando l’impianto è vecchio, non ha le protezioni di base o non regge più i consumi di oggi: si sostituiscono cavi e quadro, spesso anche prese e tubi, e alla fine si rilascia una nuova dichiarazione di conformità. Non sempre però bisogna rifare tutto. A volte basta un adeguamento, cioè aggiungere le protezioni che mancano e sistemare i punti deboli.
La differenza la fa lo stato dell’impianto, che si capisce solo con un sopralluogo e qualche misura. Qui trovi i segnali da guardare, le due strade possibili e come si lavora senza traslocare. Se invece la casa è da costruire o è al grezzo, leggi come si realizza un impianto elettrico nuovo.
I segnali di un impianto da rifare
Alcuni segnali li noti da solo, senza aprire niente:
- nel quadro ci sono fusibili a tappo, le vecchie «valvole», o interruttori in bachelite;
- non c’è il salvavita, oppure ce n’è uno solo per tutta la casa;
- le prese hanno solo due fori, quindi niente filo di terra;
- da lampadari e scatole spuntano fili rivestiti di tela o di gomma che si sbriciola;
- prese e spine scaldano, oppure senti odore di bruciato;
- il salvavita scatta spesso, magari quando piove;
- accendendo forno e lavatrice insieme salta un interruttore del quadro, anche se il contratto ha potenza sufficiente.
Ognuno di questi segnali ha la sua pagina: se scatta il salvavita o se una presa si è annerita parti da lì. Quando i segnali sono più di uno, di solito il problema è l’impianto nel suo insieme. Anche l’età conta: un impianto di casa realizzato prima del 13 marzo 1990, la data che il DM 37/08 usa come spartiacque per le abitazioni, va controllato con attenzione, soprattutto se nessuno ha documenti. Per decidere con calma c’è anche la guida su quando rifare un impianto elettrico.
Rifacimento o adeguamento dell’impianto elettrico: cosa cambia
Adeguamento significa portare l’impianto esistente a un livello di sicurezza accettabile senza rifarlo. Per le abitazioni realizzate prima del 13 marzo 1990 il DM 37/08 fissa un minimo. L’impianto si considera adeguato se ha:
- all’origine, il sezionamento e la protezione contro le sovracorrenti, cioè un interruttore che stacca tutto e protegge dai sovraccarichi;
- la protezione contro i contatti diretti, cioè nessuna parte in tensione raggiungibile con le mani;
- la protezione contro i contatti indiretti, oppure un differenziale da non più di 30 mA.
Rifacimento vuol dire linee nuove, quadro nuovo e spesso nuove prese. È la strada giusta se i cavi sono da buttare, se mancano i tubi o se stai ristrutturando casa. In questo caso valgono anche le regole della norma CEI 64-8 per le abitazioni, compresi i livelli di dotazione: si applicano agli impianti nuovi e ai rifacimenti completi fatti durante una ristrutturazione.
Si può anche rifare solo una parte, per esempio la cucina o una singola linea. La dichiarazione di conformità riguarda allora solo la parte rifatta, ma chi la firma deve tener conto della sicurezza di tutto l’impianto e dichiarare che il nuovo è compatibile con l’esistente.
Come si rifà l’impianto senza demolire la casa
Quando i tubi nei muri sono integri e abbastanza larghi, si sfilano i vecchi cavi e se ne infilano di nuovi, usando quelli vecchi come guida. Le tracce si aprono solo dove i tubi sono schiacciati, ostruiti o mancano del tutto, come negli impianti con i fili murati direttamente nell’intonaco. Quando rompere non conviene, si usano canaline a vista o battiscopa passacavi, ordinati e ispezionabili. Lo stato dei fili lo descriviamo meglio nella pagina sui cavi elettrici da sostituire.
Nei centri storici, con muri in sasso o in mattoni pieni, soffitti decorati e vincoli, si studiano percorsi alternativi: sotto il pavimento, in un controsoffitto, dentro nicchie esistenti. Nei condomini degli anni '60 e '70 delle prime periferie un punto da controllare è il montante, la linea che va dal contatore all’appartamento: se è troppo sottile va rifatto anche lui, e spesso passa per scale e cantine comuni. Prima di toccare le parti comuni senti l’amministratore.
Lavorare con la casa abitata, una zona alla volta
Rifare l’impianto mentre ci vivi si può, con un po’ di organizzazione:
- Una zona alla volta. Si lavora per stanze o per linee, così il resto della casa resta utilizzabile.
- Una linea provvisoria. Frigorifero, caldaia e qualche presa restano alimentati da un quadretto provvisorio, protetto.
- Stacchi brevi. La corrente si toglie a tutta la casa solo per i collegamenti al quadro, in orari concordati.
- Polvere sotto controllo. Teli su mobili e pavimenti, aspirazione durante le tracce, pulizia a fine giornata.
- Apparecchi da non dimenticare. Allarme, cancello automatico, router e congelatore vanno segnalati prima, per non trovarli spenti.
Se in casa qualcuno usa apparecchi medici elettrici, dillo già al sopralluogo: gli stacchi si organizzano di conseguenza.
Quanto dura il rifacimento e cosa lo allunga
Non esiste una durata standard. Contano i metri quadri, il numero di stanze, lo stato dei tubi, il tipo di muri e la quantità di mobili da spostare. Una casa vuota si fa prima di una abitata, perché si lavora ovunque nello stesso momento.
Allungano i tempi anche le finiture: chiudere le tracce, stuccare e ridipingere spesso spetta a muratore e imbianchino, e va messo in calendario con loro. La stima dei tempi si fa dopo il sopralluogo, quando si sa quanti cavi si possono sfilare e quante tracce servono davvero.
Costi, preventivo e detrazioni del rifacimento
Il prezzo di un rifacimento dipende da metri quadri, numero di punti, quadro, opere murarie e livello di dotazione. Due preventivi si confrontano solo se descrivono le stesse cose: quante linee, quali protezioni, chi fa le tracce e chi le finiture.
Trovi le voci principali nella pagina prezzi. Per un rifacimento serve il sopralluogo: poi ti diciamo il prezzo, o almeno una forbice, prima di iniziare il lavoro. Per farti un’idea delle voci di spesa c’è la guida su quanto costa rifare l’impianto elettrico. Se e come i lavori rientrano nelle detrazioni edilizie dipende dalle regole dell’anno: chiedi al commercialista prima di pagare e leggi l’articolo sul bonus ristrutturazione per bagno e impianti.
I documenti a fine lavori
Alla fine del rifacimento l’impresa rilascia la dichiarazione di conformità della parte rifatta, con la relazione sui materiali e il progetto o lo schema. Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta. Se l’edificio ha già l’agibilità, entro 30 giorni dichiarazione e progetto si depositano allo sportello unico per l’edilizia del Comune.
Se invece l’impianto vecchio è rimasto senza documenti e non lo rifai, la strada è un’altra: la dichiarazione di rispondenza, possibile solo per gli impianti eseguiti prima del 27 marzo 2008. Conserva i documenti con quelli della casa, insieme allo schema del nuovo quadro: chi interverrà dopo saprà subito cosa trova. Per altri lavori o guasti, la pagina del nostro servizio di elettricista raccoglie tutti gli interventi.
Dove interveniamo per rifacimento dell’impianto elettrico
Interveniamo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Piacenza.
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Guide su questo problema
Domande frequenti
Un impianto senza dichiarazione di conformità va rifatto per forza?
No. Se è stato realizzato prima del 27 marzo 2008 e risulta sicuro, un tecnico con i requisiti del DM 37/08 può rilasciare la dichiarazione di rispondenza, dopo sopralluogo e misure. Se le verifiche trovano problemi, prima si adegua l’impianto.
Posso rifare l’impianto elettrico di una sola stanza?
Sì. È un rifacimento parziale: la dichiarazione di conformità riguarda solo quella parte, ma chi la firma deve considerare la sicurezza dell’intero impianto e scrivere che il nuovo è compatibile con il vecchio. Se quadro o terra non sono adeguati, vanno sistemati anche quelli.
Devo avvisare l’amministratore di condominio?
Se i lavori toccano parti comuni, come montante, locale contatori o impianto di terra del palazzo, sì, e prima di iniziare. Per i lavori solo dentro casa controlla il regolamento condominiale, che può fissare orari per i lavori rumorosi. Nei casi dubbi chiedi all’amministratore.
Resto senza corrente per tutta la durata dei lavori?
No, se i lavori sono organizzati per zone. Con una linea provvisoria frigorifero, caldaia e alcune prese restano accesi; la casa resta del tutto senza corrente solo durante i collegamenti al quadro, in orari concordati.
Conviene aumentare la potenza del contatore insieme al rifacimento?
Se pensi al piano a induzione, a una pompa di calore o all’auto elettrica, è il momento giusto: per i rifacimenti completi la norma CEI 64-8 chiede montante e interruttore generale per almeno 6 kW, salvo impedimenti dell’edificio. Dopo i lavori la copia della dichiarazione di conformità va consegnata a venditore o distributore. Vedi la pagina sul contatore elettrico.
Fonti
- DM 22 gennaio 2008, n. 37 – Normattiva – requisiti minimi degli impianti di casa precedenti al 13 marzo 1990 (art. 6), dichiarazione di conformità, rifacimento parziale e dichiarazione di rispondenza (art. 7), consegna per aumento di potenza (art. 8), deposito al Comune (art. 11)
- CEI – Pubblicata la nuova edizione della Norma CEI 64-8 – nona edizione in vigore dal 1° novembre 2024
- CEI – Progetto C.1325, Norma CEI 64-8 Parte 3 – capitolo 37 in inchiesta pubblica (2023): si applica a impianti nuovi e rifacimenti completi, livelli di dotazione, montante da 6 kW

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