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Dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico: cos’è, quando serve e come si controlla

È il documento che chiude ogni lavoro importante sull’impianto elettrico. Ecco per quali lavori arriva, come si legge riga per riga, quali allegati non devono mancare e cosa farne dopo.

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Pubblicato il 2 novembre 2026.

La dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico è il documento con cui l’impresa che ha eseguito i lavori attesta, sotto la propria responsabilità, di averli fatti a regola d’arte e di averli verificati con esito positivo. Serve ogni volta che l’impianto viene installato, trasformato, ampliato o sottoposto a manutenzione straordinaria, e te la consegna l’impresa a fine lavori, sul modello previsto dal DM 37/08, con i suoi allegati.

Nel linguaggio di tutti i giorni la chiamiamo «certificazione» o «certificato», ma non la rilascia un ente: la firma chi ha lavorato. Cosa contiene in generale e cosa fare se manca lo trovi nella pagina sulla certificazione dell’impianto elettrico; le regole del decreto sono riassunte nella guida al DM 37/08 spiegato semplice. Qui la guardiamo da vicino, come un documento da leggere e da conservare.

Lavori elettrici di casa: quando la dichiarazione arriva e quando no

Il criterio è semplice da dire: la dichiarazione accompagna i lavori che cambiano l’impianto, non le piccole riparazioni. Il decreto chiama manutenzione ordinaria gli interventi che contengono il normale degrado d’uso o rimediano a un guasto accidentale, senza modificare la struttura dell’impianto né il suo uso. Per quelli non è dovuta.

LavoroCome si inquadra di solitoDichiarazione
Presa, punto luce o linea nuovaampliamentosì
Quadro nuovo o rifattotrasformazione di una parte dell’impiantosì, per la parte rifatta
Rifacimento dell’impiantonuovo impianto o trasformazionesì, con progetto o schema
Linea per induzione, condizionatore, ricarica dell’autoampliamentosì
Fotovoltaico domestico fino a 20 kWimpianto elettrico di autoproduzionesì
Motorizzazione del cancelloautomazione, che il decreto mette tra gli impianti elettricisì
Presa o interruttore rotto sostituito con uno ugualemanutenzione ordinariadi norma no
Riparazione di un guasto senza modifichemanutenzione ordinariadi norma no
Antenna, rete dati, allarmeimpianti elettronici, un’altra lettera del decretosì, da un’impresa abilitata per quella lettera

Il confine non è sempre netto, e nel dubbio conviene chiederlo prima: «Questo lavoro per voi è manutenzione ordinaria o un ampliamento? Mi rilascerete la dichiarazione?». Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta.

Il modulo, una riga alla volta

Il modello è quello dell’allegato I del decreto, lo stesso in tutta Italia, e alcune Camere di commercio lo pubblicano sui loro siti. Leggendolo dall’alto in basso trovi:

  1. I dati dell’impresa, con il numero di iscrizione al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane.
  2. La descrizione dell’impianto e il tipo di intervento, da scegliere tra nuovo impianto, trasformazione, ampliamento, manutenzione straordinaria o altro, per esempio la sostituzione di un apparecchio fisso.
  3. Il committente e l’indirizzo dei locali in cui si è lavorato.
  4. Per gli impianti elettrici, la potenza massima impegnabile: è un dato che il modello chiede espressamente.
  5. Le dichiarazioni dell’impresa, che sono il cuore del documento: impianto realizzato a regola d’arte, progetto rispettato, norma tecnica applicabile seguita, componenti e materiali adatti al luogo di installazione, impianto controllato ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo.
  6. La clausola sulle responsabilità: l’impresa declina le responsabilità per danni dovuti a manomissioni dell’impianto da parte di altri o a carenze di manutenzione e riparazione.
  7. Data e firma.

La clausola del punto 6 ha una conseguenza pratica: se dopo i lavori qualcuno mette mano all’impianto senza documenti, quella parte non è più coperta dalla dichiarazione. Per questo conviene affidare ogni modifica successiva a un’impresa che rilasci la sua.

Gli allegati: dove si capisce cosa è stato fatto davvero

La parte più utile della dichiarazione, quella che servirà a te e al prossimo elettricista, sta negli allegati obbligatori:

  • il progetto oppure lo schema dell’impianto. Il progetto deve firmarlo un professionista iscritto all’albo nei casi previsti dal decreto: per gli impianti elettrici, tutte le utenze condominiali e le abitazioni con potenza impegnata oltre 6 kW o superficie oltre 400 metri quadrati. Negli altri casi lo prepara il responsabile tecnico dell’impresa, e il minimo è lo schema dell’impianto come è stato realizzato;
  • la relazione con le tipologie dei materiali usati, con i riferimenti ai marchi e alle certificazioni dei prodotti;
  • il riferimento alle dichiarazioni precedenti o parziali già esistenti, indicate con il nome dell’impresa e la data;
  • la copia del certificato dei requisiti tecnico-professionali dell’impresa.

Quando ricevi i fogli, fai un controllo semplice: lo schema corrisponde al tuo quadro? Ci sono le linee che sono state aggiunte, con le loro protezioni? La relazione elenca davvero i materiali montati? Se qualcosa non torna, chiedi subito chiarimenti, finché chi ha lavorato ricorda bene il cantiere.

Lavori fatti a pezzi, dichiarazioni a pezzi: come tenerle in ordine

Pochi impianti nascono e restano come sono. In molte case si aggiunge una linea per la cucina, poi si cambia il quadro, poi arriva il condizionatore. Il decreto prevede proprio questo caso: quando si rifà solo una parte, la dichiarazione copre quella parte, ma deve tenere conto della sicurezza e della funzionalità di tutto l’impianto e dichiarare che il nuovo è compatibile con l’esistente.

In pratica, con gli anni ti ritrovi con più dichiarazioni, ognuna per un intervento. Conviene trattarle come un fascicolo:

  1. conservale in ordine di data, con gli allegati, in una cartella dedicata alla casa;
  2. scrivi su ognuna, a matita o su un foglio a parte, che zona riguarda: cucina, quadro, giardino;
  3. tieni una copia digitale, fotografata o scansionata;
  4. dalla a ogni nuova impresa che lavora sull’impianto, che potrà citarla tra le dichiarazioni precedenti.

Un fascicolo così è prezioso il giorno in cui vendi, affitti o devi cercare un guasto. Se una parte dell’impianto non ha mai avuto documenti e risale a prima del 27 marzo 2008, la strada è la dichiarazione di rispondenza.

Dopo la firma: copie, consegne e scadenze

L’originale è tuo, come committente. Poi ci sono alcune consegne con una scadenza:

  • al distributore o al venditore di energia, entro 30 giorni, quando attivi una nuova fornitura: basta la copia della dichiarazione senza gli allegati obbligatori, oppure la dichiarazione di rispondenza. La stessa consegna vale quando chiedi un aumento di potenza dopo lavori sull’impianto, e quando l’aumento, anche senza lavori, porta la potenza impegnata a 6 kW o oltre. Se la dichiarazione non arriva, dopo un congruo avviso la fornitura può essere sospesa;
  • allo sportello unico per l’edilizia del Comune, entro 30 giorni dalla fine dei lavori, quando si installano impianti nuovi o si rifanno impianti in un edificio che ha già l’agibilità: qui la deposita l’impresa, insieme al progetto. Lo sportello ne manda copia alla Camera di commercio, che controlla i dati dell’impresa.

Se il distributore della tua zona è e-distribuzione, la copia si può caricare anche dalla sua area clienti online, con il codice POD che trovi in bolletta. Quando serve l’aumento di potenza, i passaggi sono spiegati nella guida su come aumentare la potenza del contatore. La dichiarazione è anche tra i documenti richiesti per l’agibilità di un edificio.

Segnali di una dichiarazione da far correggere

Una dichiarazione fatta male non è solo un problema formale: quando ti servirà, potrebbe non essere accettata. Fai correggere il documento se:

  • mancano gli allegati, o c’è solo il modulo firmato;
  • il tipo di intervento non corrisponde al lavoro fatto, per esempio «manutenzione straordinaria» per una linea nuova;
  • dichiara conforme tutto l’impianto quando si è lavorato solo su una parte, senza la frase sulla compatibilità con l’esistente;
  • la firma un’impresa diversa da quella che ha eseguito i lavori;
  • l’impresa non risulta abilitata per gli impianti elettrici, cioè per la lettera a) del decreto: lo vedi dalla visura camerale;
  • lo schema descrive un quadro diverso dal tuo, o linee che non esistono.

Diffida anche di chi propone una «certificazione» dell’impianto senza fare lavori, a un prezzo fisso e senza sopralluogo: la dichiarazione di conformità riguarda solo lavori eseguiti da chi la firma. Per un impianto esistente senza documenti esistono strade diverse, che passano da verifiche e misure.

Prima di firmare il preventivo: cosa mettere per iscritto

La dichiarazione si prepara fin dall’inizio, non a lavori finiti. Nel preventivo è utile che risultino:

  1. il tipo di intervento e la zona dell’impianto interessata;
  2. chi redige il progetto o lo schema, e se serve un professionista;
  3. le prove e le misure previste a fine lavori;
  4. la consegna della dichiarazione con tutti gli allegati, e lo schema del quadro aggiornato;
  5. chi si occupa delle eventuali consegne al distributore o al Comune.

Cosa deve contenere in generale un preventivo serio lo spieghiamo nella guida al preventivo scritto. Per acqua e scarichi vale un documento analogo, descritto nella guida alla dichiarazione di conformità dell’impianto idraulico. Per tutti gli interventi elettrici c’è il nostro servizio di elettricista.

Pagine utili

Domande frequenti

La dichiarazione di conformità si paga a parte?

Fa parte del lavoro: si rilascia al termine dell’intervento e va prevista fin dal preventivo, con gli allegati e le prove che richiede. Diffida di chi la propone come un servizio separato, senza aver eseguito lavori.

Cambio una presa rotta con una uguale: serve la dichiarazione?

Di norma no: sostituire un componente con uno equivalente, senza modificare l’impianto, rientra nella manutenzione ordinaria. Vuol dire però lavorare su fili che possono essere in tensione, quindi per sicurezza fallo fare a un elettricista. Una presa in più, invece, è un ampliamento e la dichiarazione è dovuta.

Posso avere una copia di una dichiarazione di anni fa?

Chiedila prima all’impresa che ha fatto i lavori, che dovrebbe conservarne una copia. Se si trattava di un impianto nuovo o rifatto in un edificio già agibile, cerca anche allo sportello unico per l’edilizia del Comune, dove l’impresa doveva depositarla.

Se il materiale lo compro io, l’impresa rilascia comunque la dichiarazione?

Può farlo, ma con la firma dichiara anche che componenti e materiali sono adatti al luogo di installazione. Per questo è normale che voglia vedere prima cosa hai comprato, e che rifiuti prodotti non adatti o senza le marcature richieste.

Chi deve conservare la dichiarazione?

Il committente, cioè chi ha commissionato i lavori, di solito il proprietario. Se affitti la casa conviene lasciarne una copia all’inquilino; se la vendi, consegna il fascicolo a chi compra. Ne parliamo nella guida su vendita, affitto e certificato dell’impianto.

Fonti

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