Livelli dell’impianto elettrico: cosa cambia tra livello 1, 2 e 3 della CEI 64-8
Il livello 1 è il minimo della norma, il 2 aggiunge punti, circuiti e due funzioni smart, il 3 è domotico. Ecco le differenze in numeri, quando i livelli valgono e come si sceglie quello giusto.
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Tra livello 1, 2 e 3 cambia la dotazione dell’impianto elettrico di casa: il livello 1 è il minimo previsto dalla norma CEI 64-8 per le abitazioni, il livello 2 aggiunge prese, punti luce e circuiti e chiede almeno due funzioni domotiche, il livello 3 è l’impianto domotico vero e proprio, con almeno quattro funzioni integrate tra loro. Tutti e tre sono impianti a norma: cambia quanto la casa è comoda da usare oggi e quanto sarà facile aggiornarla domani.
I numeri di questa guida vengono dal capitolo 37 della norma, quello sugli ambienti residenziali, nel testo che il CEI ha sottoposto a inchiesta pubblica nel 2023 in vista della nona edizione, in vigore dal 1° novembre 2024. Il testo definitivo può contenere ritocchi: per il progetto della tua casa fa fede quello in vigore, che progettista e installatore hanno sotto mano. Come si inserisce tutto questo nell’impianto di un appartamento lo spieghiamo nella pagina sull'impianto elettrico dell’appartamento; per i lavori c’è il nostro servizio di elettricista.
Tre livelli, tre idee di casa
La norma descrive i livelli in poche parole:
- livello 1: il minimo previsto;
- livello 2: per case con una maggiore fruibilità degli impianti, cioè più punti e più servizi;
- livello 3: per case con dotazioni ampie e innovative, in pratica la domotica.
Il livello si decide d’accordo tra te, il progettista e l’installatore, in base a come userai la casa. Due precisazioni evitano equivoci frequenti.
La prima: i livelli non hanno niente a che vedere con la categoria catastale o con la classe energetica dell’immobile, anche se la norma riconosce che il livello dell’impianto concorre alla qualità della casa. La seconda: aggiungere una o due funzioni smart a un impianto di livello 1 non lo fa diventare di livello 2. Per salire devono raggiungere il livello successivo tutte le voci della tabella, dalle prese ai circuiti.
Quando i livelli valgono, e quando no
Il capitolo 37 si applica:
- agli impianti nuovi;
- ai rifacimenti completi degli impianti esistenti, fatti in occasione della ristrutturazione della casa.
Non si applica, invece, agli edifici tutelati come beni culturali e alle parti comuni dei condomini. E se ristrutturi un appartamento in un palazzo, le richieste su TV, citofono e videocitofono non contano per il livello quando sono incompatibili con l’impianto condominiale esistente.
Ne segue una cosa che rassicura molti: un impianto esistente che non rifai non va «portato» al livello 1. Deve essere sicuro, con le protezioni che servono, ma il numero di prese per stanza non è un obbligo retroattivo. Se aggiungi punti, fai un ampliamento, con i suoi documenti. Cosa voglia dire davvero un impianto «a norma» lo raccontiamo nella guida su impianto elettrico a norma: cosa significa.
Livello 1, 2 e 3 a confronto, in numeri
La tabella della norma è lunga e va stanza per stanza. Qui ne riportiamo le righe che fanno capire meglio la distanza tra i livelli; il conto completo, locale per locale, è nella guida su quante prese e punti luce servono.
| Voce | Livello 1 | Livello 2 | Livello 3 |
|---|---|---|---|
| Punti presa in una camera o soggiorno da 12 a 20 m² | 5 | 7 | 8 |
| Punti luce nella stessa stanza | 1 | 2 | 3 |
| Punti presa in cucina, tra parentesi quelli sul piano di lavoro | 5 (2) | 6 (2) | 7 (3) |
| Circuiti in una casa da 75 a 125 m² | 4 | 5 | 5 |
| Prese telefono e dati oltre 100 m² | 3 | 3 | 4 |
| Luci di emergenza oltre 100 m² | 2 | 3 | 3 |
| Scaricatore di sovratensioni nel quadro | sì, salvo che il calcolo del rischio lo escluda | sì, salvo che il calcolo del rischio lo escluda | sempre |
| Campanello e citofono | citofono o videocitofono | videocitofono | videocitofono |
| Funzioni domotiche | non richieste | almeno 2, anche indipendenti | almeno 4, integrate tra loro |
Lo scaricatore di sovratensioni protegge gli apparecchi dai picchi di tensione dovuti a fulmini e manovre sulla rete: ai livelli 1 e 2 si monta nel quadro di casa a meno che la valutazione del rischio prevista dalla norma dica che non serve, al livello 3 c’è sempre. Come funziona e quando conviene lo spieghiamo nella guida allo scaricatore di sovratensioni.
La base comune a tutti i livelli
Alcune regole del capitolo 37 non cambiano con il livello, e sono quelle che rendono un impianto nuovo più solido di uno vecchio:
- montante e interruttore generale dimensionati per almeno 6 kW di potenza impegnata, salvo impedimenti dovuti all’edificio;
- cavi sfilabili, in tubi con un diametro interno pari ad almeno una volta e mezza quello del fascio di cavi, e comunque non sotto i 20 mm nei tratti finali e i 25 mm nelle dorsali;
- scatole di derivazione con circa il 30% di spazio libero dopo la posa di cavi e morsetti;
- almeno due circuiti con protezione differenziale indipendente, così un guasto non spegne tutta la casa, e differenziali di tipo F raccomandati per le linee di lavatrici e condizionatori fissi;
- quadro con spazio per crescere: il 30% di moduli in più di quelli installati, con un minimo di due;
- interruttori facili da riconoscere, per esempio con una targhetta;
- circuiti dedicati per gli apparecchi fissi sopra i 1000 W, come piano cottura elettrico, scaldacqua e condizionatori;
- predisposizione per il piano a induzione in cucina, con un tubo di almeno 20 mm dal quadro o da una scatola di derivazione;
- una presa di corrente accanto a ogni presa TV, telefono o dati, e accanto ad almeno una presa TV la predisposizione per sei prese di corrente in tutto;
- comando della luce vicino alla porta, e una spia per le luci esterne comandate da dentro, come quelle di balconi e giardini.
Tra i consigli, la norma suggerisce anche un tubo dal quadro fino al posto auto, per una futura ricarica dell’auto elettrica, e uno vicino all’ingresso del gas per un’eventuale elettrovalvola che lo chiuda in caso di fuga. Se l’auto elettrica è nei tuoi programmi, leggi ricarica dell’auto elettrica a casa.
Le funzioni domotiche che contano per il livello 2 e il 3
Per i livelli più alti la norma elenca, a titolo di esempio, diciotto funzioni. Si possono raggruppare così:
- sicurezza: videosorveglianza, allarme antintrusione, controllo degli accessi, rivelazione incendio, antiallagamento e rivelazione delle fughe di gas;
- comfort: gestione di luci, tapparelle e tende motorizzate, porte e cancelli motorizzati, termoregolazione per zone, ventilazione meccanica, scenari programmabili, irrigazione, diffusione sonora;
- energia: controllo dei carichi contro i distacchi del contatore o per limitare la potenza prelevata, gestione dei carichi per usare meglio l’energia autoprodotta, monitoraggio di produzione e consumi, gestione della ricarica dell’auto, sistemi di accumulo.
Al livello 2 bastano due funzioni, anche indipendenti tra loro: per esempio l’allarme antintrusione e la termoregolazione per zone. Al livello 3 le funzioni devono essere almeno quattro e lavorare insieme, scambiandosi dati attraverso un sistema comune: è questo che la norma chiama impianto domotico. Il comando a distanza con un’app è raccomandato, ma da solo non conta come funzione in più. Come si progetta un impianto così lo spieghiamo nella pagina sulla domotica.
Come scegliere il livello per la tua casa
Non esiste un livello giusto per tutti. Queste situazioni aiutano a orientarsi:
| Se… | Pensa a… |
|---|---|
| è una casa in affitto o da rivendere a breve | un livello 1 fatto bene, con tubi e quadro pronti per crescere |
| ci vivrai a lungo, magari con figli o lavorando da casa | un livello 2: più prese dove servono, più circuiti |
| vuoi gestire riscaldamento, tapparelle e consumi da un unico sistema | un livello 3 |
| hai o prevedi fotovoltaico, pompa di calore o auto elettrica | almeno le funzioni sull’energia: controllo carichi e monitoraggio |
| in casa vive una persona anziana o con disabilità | i requisiti della norma CEI 64-21, che il capitolo 37 richiama per questi casi |
Qualunque livello scegli, chiedi che il progetto permetta di salire più avanti senza opere murarie: la norma stessa invita a valutarlo in fase di progetto. In cantiere costa poco, qualche tubo vuoto in più, scatole un po’ più grandi, un quadro con spazio. Costa molto, invece, aprire le tracce a pavimenti finiti.
Il livello scritto nel preventivo e verificato a fine lavori
Il livello è una scelta che deve restare scritta. Chiedi che sia indicato nel preventivo e nel progetto, o nello schema che l’impresa prepara, e che l’elenco di punti e circuiti corrisponda a quel livello. Due preventivi «per il rifacimento completo» possono essere lontani tra loro proprio perché uno è di livello 1 e l’altro di livello 2: confrontali voce per voce, come spieghiamo nella guida al preventivo scritto.
A fine lavori puoi fare un controllo semplice: conta prese e punti luce stanza per stanza, guarda nel quadro quanti circuiti e quanti differenziali ci sono e se resta lo spazio libero previsto. Il resto, cioè isolamento, terra e intervento dei salvavita, lo verificano le prove dell’installatore. Per gli impianti rilasciamo la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08 quando è dovuta: ne fanno parte la relazione sui materiali usati e il progetto o lo schema dell’impianto. Cosa contiene, nel dettaglio, è spiegato nella guida alla dichiarazione di conformità.
Pagine utili
Domande frequenti
Il livello 1 è un impianto di serie B?
No. È il minimo che la norma considera adeguato per un’abitazione, quindi un impianto conforme. Diventa stretto quando la casa si riempie di apparecchi: allora le prese che mancano si sostituiscono con le ciabatte, ed è lì che nascono i problemi.
Con un termostato smart e le luci comandate dall’app l’impianto diventa di livello 2?
No. Per il livello 2 servono anche le prese, i punti luce e i circuiti previsti per quel livello, in tutte le voci della tabella. Le funzioni domotiche sono una delle condizioni, non l’unica.
I livelli valgono anche in un palazzo storico vincolato?
Il capitolo 37 esclude gli edifici tutelati come beni culturali, dove muri, soffitti e vincoli limitano tracce e percorsi. Le regole di sicurezza dell’impianto restano, e il progetto si adatta all’edificio caso per caso.
Devo adeguare il mio impianto al livello 1?
No, se non lo rifai: i livelli riguardano gli impianti nuovi e i rifacimenti completi durante una ristrutturazione. Un impianto esistente deve però essere sicuro, e se manca qualcosa di essenziale, come il salvavita o la terra, la priorità è quella. I criteri sono in quando rifare un impianto elettrico.
Il livello aumenta il valore della casa?
La norma precisa che i livelli non sono collegati alle categorie catastali né alla classe energetica, ma riconosce che il livello dell’impianto concorre alla qualità dell’immobile. Un impianto documentato, con prese e circuiti adeguati, è un argomento concreto quando vendi o affitti.
Fonti
- CEI – Progetto C.1325, Norma CEI 64-8 Parte 3 – consultato il 25 ottobre 2026: capitolo 37 nel testo sottoposto a inchiesta pubblica nel 2023, con campo di applicazione, definizione dei livelli, Tabella A delle dotazioni, montante da 6 kW, tubi e cassette, quadro, differenziali, funzioni domotiche.
- CEI – Pubblicata la nuova edizione della Norma CEI 64-8 – consultato il 25 ottobre 2026: nona edizione in vigore dal 1° novembre 2024.
- Normattiva – DM 22 gennaio 2008, n. 37 – consultato il 25 ottobre 2026: articolo 7, la dichiarazione di conformità comprende la relazione sui materiali e il progetto, o almeno lo schema dell’impianto.
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